L'EBBREZZA DIVINA

 

 

La meditazione è uno stato naturale dell'essere, uno stato che abbiamo perduto, e ritrovarlo è la gioia più grande della vita.

 

 

Come parlare della meditazione? Che dire... di cosa si tratta? Cos’è la meditazione? È una tecnica che può essere praticata? È uno sforzo in cui ci si impegna? Qualcosa che la mente può realizzare? No, non è nulla di tutto questo.

Tutto ciò che la mente può fare non può essere meditazione: è qualcosa che va oltre la mente. In quella dimensione, è assolutamente impotente: non è in grado di penetrare la meditazione; là dove la mente finisce, la meditazione inizia.

È importante ricordarlo perché tutto ciò che facciamo, viene fatto attraverso la mente; qualsiasi cosa realizziamo, la realizziamo attraverso la mente. Quindi, quando ci rivolgiamo alla sfera interiore, di nuovo iniziamo a pensare in termini di tecniche, di metodi, di qualcosa da fare, semplicemente perché ogni nostra esperienza ci dimostra che qualsiasi cosa può essere fatta tramite la mente.

Certo, fatta eccezione per la meditazione, tutto può essere fatto dalla mente; tutto, tranne la meditazione, poiché non è una realizzazione: esiste già, è la tua natura. Non deve essere conseguita; deve soltanto essere riconosciuta, deve solo essere ricordata. È là, che ti aspetta: è sufficiente guardare dentro di sé, ed è disponibile. L’hai sempre portata in te.

La meditazione è la tua natura intrinseca: sei tu, il tuo essere, e non ha nulla a che vedere con ciò che fai. Non la puoi avere, né puoi non averla: non può essere posseduta. Non si tratta di un oggetto, sei tu, è il tuo essere.

Allorché si comprende cos’è la meditazione, ogni cosa diventa evidente. Altrimenti, puoi continuare a brancolare nel buio.

La meditazione è uno stato di chiarezza, non uno stato mentale. La mente è confusione, non è mai chiara, non lo può essere. I pensieri creano intorno a te delle nubi; sono nubi sottili che producono una nebbia in cui ogni chiarezza va perduta. Quando i pensieri scompaiono, quando intorno a te non esistono più nuvole, quando esiste nel tuo semplice essere essenziale, accada una chiarezza. In questo caso puoi vedere a distanze remote; puoi abbracciare l’intera esistenza; il tuo sguardo diventa penetrante e tocca l’essenza più intima dell’essere.

La meditazione è chiarezza, un’assoluta chiarezza di vedute: non puoi pensarci, devi lasciar cadere ogni pensiero. E quando dico: “Devi lasciar cadere ogni pensiero”, non aver fretta di concludere.

Io devo usare il linguaggio, ma se io dico: “Abbandona il pensiero”, e tu lo fai, mancherai il punto: di nuovo, ridurrai tutto a un fare.

‘Lasciar cadere il pensiero’ vuol semplicemente dire: non fare nulla. Siediti. Lascia che i pensieri sedimentino da soli; lascia che la mente decanti spontaneamente. Siedi semplicemente, fissando un muro, in un angolo tranquillo, senza fare assolutamente nulla.

Sii rilassato. Sciolto. Non fare alcuno sforzo. Non andare da nessuna parte. Come se ti dovessi addormentare, pur restando sveglio: sei sveglio e ti stai rilassando, ma tutto il corpo si sta addormentando. Dentro di te, resti attento, all’erta, mentre tutto il corpo entra in un profondo rilassamento.

I pensieri si acquietano da soli; non è necessario che balzi loro addosso, non occorre che tenti di fermarli. Immagina un torrente fangoso... cosa puoi fare per renderlo limpido? Entrarci e scuoterlo? Non faresti che peggiorare le cose.

No, dovresti semplicemente restare seduto sulla riva, in attesa. Non c’è nulla da fare: qualsiasi cosa tu faccia, non faresti che renderlo ancora più torbido. Siedi semplicemente sulla riva. Osserva, con indifferenza e, continuando a scorrere, il fiume porterà via le foglie morte, e il fango tornerà ad acquietarsi: dopo un po’ ti rendi conto che il torrente è tornato a essere limpido.

Ogni volta che un desiderio attraversa la mente, il torrente diventa fangoso. Dunque, siediti semplicemente. Non cercare di fare nulla. In Giappone, questo “semplice stare seduti” è chiamato Zazen; ci si siede semplicemente, senza fare nulla. E, un giorno, la meditazione accade. Non è che sia tu a cercarla, viene a te. E quando viene, la riconosci immediatamente: è sempre presente, ma tu non guardavi nella giusta direzione. Il tesoro è sempre stato presente, dentro di te, ma tu eri impegnato altrove: nei pensieri, nei desideri, in mille cose. Non eri minimamente interessato a quell’unica cosa... e si trattava del tuo essere!

Quando l’energia si rivolge alla sfera interiore – è ciò che Buddha chiama parabvrutti: il ritornare della tua energia alla fonte – all’improvviso consegui la chiarezza.

Allora, ogni cosa si schiude davanti a te.

 

~ § ~

 

La meditazione è un semplice processo

Di osservazione della propria mente.

Senza combattere con la mente

E senza cercare di controllarla.

Resti lì, presente, come un testimone che non sceglie.

Prendi nota di tutto ciò che passa

Senza alcun pregiudizio a favore o contro.

Non attribuire nomi

Non dire: questo non dovrebbe venire nella mia mente

Questo è un pensiero brutto e

Questo è un pensiero bello e virtuoso.

Non devi giudicare

Devi rimanere senza giudizi

Perché nel momento in cui giudichi, perdi la meditazione.

Diventi identificato.

Diventi un amico o diventi un nemico.

Crei delle relazioni.

Meditazione vuol dire

Non avere alcuna relazione con il tuo processo di pensiero

Rimanere del tutto scollegato, calmo, distaccato

Osservando tutto ciò che passa.

E allora accade il miracolo:

A poco a poco diventi consapevole del fatto

Che passano sempre meno pensieri.

Più sei consapevole e meno pensieri passano

Meno sei consapevole e più pensieri passano.

Il traffico dipende dalla tua consapevolezza.

Quando la consapevolezza è perfetta

Anche se solo per un istante, tutti i pensieri si fermano.

Subito, d'improvviso, si fermano.

E la strada è vuota, non c'è traffico.

Quel momento è meditazione.

 

Piano piano questi momenti diventano sempre più numerosi

Questi spazi vuoti si ripresentano

E rimangono più a lungo.

E diventi capace di muoverti con facilità

In quegli spazi vuoti, senza alcuno sforzo.

Allora tutte le volte che vuoi puoi entrare

In quegli spazi vuoti senza alcuno sforzo.

Ti ringiovaniscono, ti danno nuova freschezza

E ti fanno diventare consapevole di chi sei.

Quando sei libero dalla mente, sei libero

Da tutte le idee riguardo a te stesso.

Adesso puoi vedere chi sei senza alcun pregiudizio.

E conoscere te stesso

Vuol dire conoscere tutto ciò che vale la pena di conoscere.

E non avere conoscenza di se stessi vuol dire non avere nulla.

Un individuo può sapere tutto

Ma se non conosce se stesso

È assolutamente ignorante

È solo un'Enciclopedia Britannica ambulante.

 

Libertà senza consapevolezza è un'idea vuota.

Non contiene nulla.

Non si può essere veramente liberi senza essere consapevoli

Perché l'inconscio continua a dominarti

L'inconscio è quello che tira i fili.

Puoi pensare, puoi credere di essere libero

Ma non lo sei, sei solo una vittima

Di forze naturali, di forze cieche.

 

Ci sono quindi due tipi di persone. La maggioranza

Segue le tradizioni, la società, lo stato.

Le persone ortodosse, convenzionali

I conformisti – seguono la folla

Non sono liberi.

E poi ci sono alcuni spiriti ribelli

Emarginati, artisti

Pittori, musicisti, poeti;

Questi pensano di vivere nella libertà

Ma lo pensano solamente. Solo ribellandoti

Contro le tradizioni non diventi libero.

Sei ancora dominato dagli istinti naturali.

Sei posseduto dalla lussuria, dall'avidità, dall'ambizione.

Tu non sei il padrone di queste cose.

Sei uno schiavo. Per questo dico

Che la libertà è possibile solo con la consapevolezza.

Se non trasformi l'inconsapevolezza in consapevolezza, non c'è libertà.

 

E in questo solo pochissimi

Hanno avuto successo: un Gesù, un Lao Tzu

Uno Zarathustra, un Buddha

Pochissimi.

Si possono contare sulle dita di una mano.

Questi hanno vissuto veramente nella libertà

Perché hanno vissuto consapevolmente.

 

Questo dev'essere il compito di ogni ricercatore:

Creare sempre più consapevolezza.

Allora la libertà accade da sola.

La libertà è la fragranza del fiore della consapevolezza.

 

~ § ~

 

La meditazione è solo una tecnica per raggiungere lo stato dell'estasi, lo stato di ebbrezza divina. E' una tecnica semplice, ma la mente la rende molto complicata. La mente deve renderla molto complicata e difficile, in quanto le due realtà non possono coesistere. La meditazione è la morte della mente; naturalmente, la mente si oppone ad ogni sforzo teso verso la meditazione. L'osservazione è la chiave della meditazione. Osserva la tua mente. Non fare nulla. Limitati a osservare qualsiasi cosa faccia la mente. Non disturbarla, non prevenirla, non reprimerla; non fare assolutamente niente in prima persona. Limitati a essere un osservatore. E il miracolo dell'osservare, è meditazione.

Allorché ti limiti a osservare, pian piano la mente si svuota di pensieri. Ma non ti addormenti, al contrario divieni più sveglio, più consapevole. E con lo svuotarsi della mente, la tua energia diviene una fiamma di risveglio. Allorché la mente è assolutamente assente se n'è andata del tutto, e non la riesci più a trovare da nessuna parte per la prima volta, diventi consapevole di te stesso, perché la stessa energia che era assorbita dalla mente, non trovandola più, si ribalta su se stessa.

Grazie all'osservazione, la mente e i pensieri scompaiono. E il momento più estatico, si ha quando ti ritrovi pienamente all'erta, senza che esista in te un singolo pensiero... ma solo il cielo silente del tuo essere interiore.

Questo è il momento in cui l'energia si volge all'interno: questa inversione è improvvisa, è repentina! E quando l'energia si volge all'interno, porta con sé una gioia infinita. Quando la meditazione ritorna alla propria sorgente, esplode in una gioia immensa. Questa gioia, nel suo stadio supremo, è illuminazione.

 

~ § ~

 

La rivoluzione interiore porta libertà, e l'unico modo di arrivare a passare attraverso una rivoluzione interiore è la meditazione. Meditazione vuol dire semplicemente dimenticarsi di tutto ciò che si è imparato. È un processo di decondizionamento, un processo di deipnosi. La società ha appesantito tutti con il fardello di migliaia di pensieri. La meditazione ti aiuta a uscire da quel mondo di pensieri ed entrare in uno stato di silenzio. È un processo di pulizia totale, che ti svuota di tutto ciò che ti è stato inculcato, che è stato forzato su di te. Quando sei vuoto, spazioso, pulito, silenzioso, allora la rivoluzione è accaduta, il sole è sorto: inizi a vivere nella sua luce! E vivere nella luce del tuo sole interiore vuol dire vivere nel modo giusto. In realtà questo è l'unico modo di vivere. Altri modi sono solo un morire, una morte lenta; vogliono dire essere in una fila che diventa ogni momento più corta in qualsiasi momento potresti arrivare in cima alla fila. Tutti in realtà cercano di essere i primi della coda; c'è un grande desiderio di essere primi in tutto. La vita normale, ordinaria, è quella che viene di solito chiamata vita. Non lo è. È solo una pseudo vita. È un processo di morte graduale o, per essere più precisi, un processo di suicidio graduale. Nel momento in cui diventi silenzioso, consapevole e chiaro, e il tuo cielo interiore diventa colmo di gioia, hai il primo assaggio della vita vera. Puoi chiamarlo dio, puoi chiamarlo illuminazione, puoi chiamarlo liberazione; è l'esperienza di verità, amore, libertà, estasi - nomi diversi, ma il fenomeno è lo stesso.

 

~ § ~

 

La mente è molto seria, e la meditazione è assolutamente non seria. Quando dico questo potreste rimanere stupiti, perché la gente insiste nel parlare della meditazione in modo molto serio. Di fatto la meditazione non è una cosa seria: è un semplice gioco; allegro, sincero, ma non è serio. Non assomiglia al lavoro, ma al gioco. Il gioco è puro piacere: non è un'azione motivata e con un orientamento, al contrario è un puro e semplice fluire dell'energia.

 

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Ogni volta che riesci a trovare il tempo per essere semplicemente, lascia cadere ogni fare. Se anche per un solo istante non fai assolutamente nulla, e sei semplicemente nel tuo centro, assolutamente rilassato... quella è meditazione. E una volta compreso come si fa – qualcosa fa click dentro di te – puoi restare in quello stato il tempo che vuoi, perfino ventiquattr’ore al giorno! La meditazione non è contro l’azione. Non è vero che si debba fuggire dalla vita. La meditazione insegna semplicemente un nuovo stile di vita: diventi il centro del ciclone.


  ~ § ~

 

Ti sei mai sentito una vittima della mente: sommerso dalla negatività, dall’ansietà, dalla frustrazione, dal giudizio? Quello che segue è una semplice strategia meditativa per trasformare ogni pensiero di cui non riesci a liberarti.

 

Quando senti che nella mente sta sorgendo un giudizio (o qualche altro pensiero ostinato), cambia il tipo di respirazione: vedrai subito un cambiamento, e cioè che il giudizio scompare. Quando vuoi cambiare qualche schema mentale che è ormai diventato un’abitudine, la cosa migliore è agire sul respiro. Tutti gli stati della mente sono associati con particolari ritmi di respirazione. Cambia la maniera di respirare e la mente cambierà subito, all’istante. Prova. Ogni volta che ti accorgi che sta emergendo un giudizio, che stai ricadendo in una vecchia abitudine, butta subito fuori il respiro, come se insieme a esso tu volessi gettar via anche il giudizio. Espira profondamente, tirando in dentro lo stomaco e senti – visualizza mentre butti fuori l’aria – che l’intero giudizio è stato buttato fuori. Poi inspira profondamente – aria fresca – per due o tre volte, e osserva cosa succede. Ti sentirai come nuovo: la vecchia abitudine non ce l’ha fatta a prender piede. Inizia con l’espirazione, non con l’inspirazione. Quando senti che vuoi far entrare qualcosa, comincia con l’inspirare. Se vuoi buttare fuori qualcosa, comincia con l’espirare e osserva come questo influenzi immediatamente la mente. E non preoccuparti troppo, perché proprio questa preoccupazione dà ancora più energia al giudizio, lo rafforza. Fa’ come ti dico e vedrai che la mente si occupa subito di qualcosa d’altro, è arrivata aria nuova. Non sei più sul vecchio binario, non tornerai alla vecchia abitudine. Questo funziona con tutte le abitudini. Se fumi, ad esempio, quando hai un forte desiderio di fumare e non vuoi farlo, espira subito profondamente ed elimina così questa urgenza. Poi inspira e vedrai che la voglia di fumare non c’è più. Questo può diventare uno strumento molto importante per la trasformazione interiore.


La meditazione è una scienza che trasforma la qualità della vita. Non serve solo a consolarti un po’ o a intrattenerti. È intesa a trasformarti, così che tu possa diventare parte del circo universale. È così comico; devi solo chiarirti abbastanza per vederlo. Ti basta osservare un uomo qualsiasi e sarai sorpreso: il mondo è pieno di gente comica, ma nessuno se ne accorge. Non c’è bisogno di andare a sprecare altrimenti i tuoi soldi – basta che ti siedi lungo una strada e ti guardi lo spettacolo.

 

~ § ~

 

Non occorre una posizione particolare, né è richiesto un tempo particolare. Molti pensano che ci sia un tempo preciso in cui meditare. Non è così, non nella meditazione: qualsiasi tempo è il tempo giusto. Devi essere semplicemente rilassato e giocare. E se non accade, non importa; non rattristarti.


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I Veda vi hanno dichiarato amritasya putrah: figli e figlie dell'immortalità. E fatta eccezione per la meditazione, non è mai esistita e non esisterà mai altra via. Coloro che si lasciano sfuggire la meditazione mancano l'intera danza della vita. Io spero che nessuno di voi si lasci sfuggire quella danza, quel canto, quella musica dell'eternità.


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L'uomo è come addormentato. L'uomo vive in uno stupore – si muove, lavora, nasce, vive e muore, ma praticamente in un sonno profondo... russando. La mente dell'uomo non è per niente acuta. La mente è ottusità. La mente di per sé non ha intelligenza. Non c'è mai stata una mente intelligente. Non significa che non ci siano mai state persone intelligenti; ci sono state persone intelligenti, ma non c'è mai stata una mente intelligente. L'intelligenza è qualcosa che arriva quando ci si libera della mente. La mente non è mai anticonformista, non è mai originale. La mente è sempre ortodossa. La mente si ripete di continuo, è qualcosa di meccanico; funziona come un robot. Va avanti a ripetere ininterrottamente la stessa cosa. E come un computer: qualunque cosa tu inserisca, continua a rielaborarla. Hai mai osservato la tua mente ed il suo funzionamento? Non vi accade mai niente di nuovo. Non può accadere nulla di nuovo. E a causa sua non ti accorgi di tutto quello che sta accadendo intorno a te, contini a ignorarlo. Sei troppo fissato su questo strumento mediocre e stupido. E’ buono da usare: è buono come deposito – come memoria – va bene per raccogliere i tuoi appunti, ma non è un modo di 'vedere' la realtà. Non ha occhi. La mente è cieca come un pipistrello. Non ha occhi. La mente non può mai essere intelligente – soltanto la non-mente è intelligente. Solo la non-mente è originale, anticonformista. Soltanto la non-mente è innovativa – una rivoluzione sempre in atto. Questa mente ti dà invece una specie di intontimento. Soffocato dalle memorie del passato, appesantito dai sogni sul futuro, continui a vivere... al minimo. Non vivi al massimo. La tua fiamma rimane molto fioca. Quando cominci a liberarti dai pensieri – tutta la polvere che hai raccolto nel passato – la fiamma si ravviva... pulita, libera, vivace, giovane. La tua intera vita si trasforma in una fiamma – una fiamma senza alcun fumo. Ecco cos'è la consapevolezza. Coscienti, e senza pensare: questa è consapevolezza. Essere attenti e senza i pensieri. Provaci! Ogni volta che vedi che si stanno raccogliendo dei pensieri, disperdili!... tirati fuori! Guarda gli alberi senza lo schermo dei pensieri fra gli alberi e te stesso. Ascolta il cinguettio degli uccelli, ma senza il cinguettio della mente dentro di te. Guarda il sorgere del sole e senti che dentro di te sta sorgendo anche il sole della consapevolezza... ma non pensarci, non sentenziare, non parlarne, non dire nulla. Semplicemente sii. E, a poco a poco, inizierai a notare momenti di consapevolezza, improvvisi bagliori di consapevolezza – come una brezza che entra nella tua stanza a rinfrescare un'aria ormai stantia; come un raggio di luce nella notte scura della tua anima; come se, improvvisamente, tu ritornassi in vita.


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Dhyana [in sanscrito] vuol dire stato di meditazione, il divino stato di meditazione. La parola “meditazione” non è un’adeguata traduzione di dhyana, perché in Occidente non è mai esistito qualcosa di simile a dhyana e per questo motivo nessuna lingua occidentale ha un termine appropriato per definire questo stato. Meditazione è la parola che gli si avvicina di più, ma manca comunque il bersaglio. Meditazione significa contemplazione e riflessione, mentre dhyana vuol dire non pensare affatto, essere semplicemente. La meditazione è un’attività e dhyana uno stato dell’essere. La meditazione indica ancora il pensare, magari in forma più concentrata. I cristiani dicono: “Meditate su dio”. Noi in Oriente non possiamo dire una cosa del genere, perché se mediti su qualcosa non è più meditazione. Sarà un pensare a dio, cos’altro puoi fare? Quando c’è un oggetto, tu pensi a quell’oggetto. In Oriente diciamo che dhyana è uno stato di non-pensiero – in cui sei pienamente consapevole, sveglio, non immerso nel sonno – ma privo di un oggetto, senza alcun oggetto nella tua consapevolezza. Dhyana è uno stato di consapevolezza non-pensante, una consapevolezza priva di contenuto. Sei e basta. Non c’è attività, né mentale né fisica. È assoluta passività, niente accade, niente viene fatto: sei, e questo è tutto. Da questa parola sanscrita, dhyana, derivarono le parole “chan” in Cina e “zen” in Giappone, entrambe derivano dalla stessa radice “dhyana”.

 

~ § ~

 

Il mio sforzo è quello di lasciarti solo con la meditazione, senza che ci siano mediatori tra te e l'esistenza. Quando non sei in meditazione sei separato dall'esistenza, e questa è la tua sofferenza. La meditazione non è altro che l'eliminazione di tutte le barriere, i pensieri, le emozioni, i sentimenti che creano un muro tra te e l'esistenza. Nel momento in cui le barriere cadono, ti ritrovi in sintonia con il tutto; non solo in sintonia, scopri in realtà di essere il tutto.

Quando una goccia di rugiada scivola dalla foglia del loto nell'oceano, non scopre di essere parte dell'oceano, ma di essere essa stessa l'oceano. Questa scoperta è la meta suprema, la realizzazione più alta. Non c'è niente che la superi.

I miei metodi possono essere usati in gruppo, ma il gruppo non è necessario; puoi usarli anche da solo. Ogni gruppo può diventare una dipendenza finisci per poter lavorare solo all'interno del gruppo. Al di fuori di esso, ritorni al tuo modo di essere normale. Quando sei nel gruppo sei una certa persona; quando lo lasci, sei una persona diversa.

Non voglio che la mia gente sia dipendente. Va benissimo avere piccoli gruppi, ma i metodi che vi ho dato sono individuali puoi lavorare da solo. Non hai bisogno che qualcuno ti osservi, perché il mio metodo è che devi essere tu l'osservatore.

Sotto gli occhi di qualcuno che ti osserva, per paura di qualcuno e certo quando ti osserva Gurdjieff non puoi sfuggire, ma è una specie di schiavitù. Anche se ti sta conducendo verso i livelli più profondi della tua energia, è una forma di violenza, di costrizione, di schiavitù. In una situazione del genere ti riesce possibile fare quasi l'impossibile. Ma quando Gurdjieff non è presente, diventi una persona comune, esattamente come eri prima.

Ciò è accaduto a quasi tutti i suoi discepoli. Anche se hanno formato piccoli gruppi, rimangono tutti mediocri, rimangono gli stessi. Invece di aiutarsi a vicenda a svegliarsi, si danno una mano per addormentarsi. Quando uno inizia a russare, invece di funzionare come una sveglia, aiuta anche te a russare.

Può funzionare in entrambe le direzioni. Il gruppo può essere uno spazio in cui puoi diventare più sveglio; e può essere uno spazio in cui puoi addormentarti ancora di più. Dato che, dopo la morte di Gurdjieff, le persone si addormentavano sempre di più nei suoi gruppi, ora quei gruppi sono scomparsi. La gente ha cominciato a muoversi per proprio conto. Ma non è possibile fare i suoi metodi da soli. Questa è veramente un tipo di schiavitù spirituale.

Il maestro non può garantirti che rimarrà con te per sempre; a un certo momento dovrà andarsene. E allora non dovrai essere lasciato in uno spazio in cui non puoi funzionare senza di lui. Per questo è necessaria una preparazione: già dall'inizio, devi lavorare da solo. Anche se lavori all'interno di un gruppo non sei dipendente dal gruppo; il tuo lavoro, il tuo metodo, è di base un metodo individuale.

Quindi il mio è un approccio individuale. Non ti do i metodi di una scuola; ti do metodi individuali che possono essere fatti con amici, e che possono essere fatti da soli. In questo modo sei libero. Non c'è modo di fare cattivo uso di ciò che ti ho detto. E il testimoniare è un fenomeno puramente individuale.

 
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L'uomo moderno è un fenomeno molto recente. Non è possibile usare alcun metodo tradizionale esattamente così com'è, perché l'uomo moderno è assolutamente diverso da quello che l'ha preceduto. Quindi, in un certo senso, tutti i metodi tradizionali sono diventati irrilevanti.

Per esempio, il corpo è cambiato moltissimo. È così pieno di sostanze chimiche che nessun metodo tradizionale può aiutarlo. Adesso tutto l'ambiente è artificiale: l'aria, l'acqua, la società, le condizioni di vita. Nulla è naturale. Nasci nell'artificialità, ti sviluppi al suo interno. Quindi i metodi tradizionali al giorno d'oggi si dimostreranno dannosi. Dovranno essere trasformati in relazione alla situazione moderna.

Un'altra cosa: la qualità della mente è cambiata in modo radicale. Ai tempi di Patanjali, il centro della personalità umana non era il cervello, ma il cuore. Ancora prima di allora, non era nemmeno il cuore. Il centro era più in basso, vicino all'ombelico. Ora si è spostato ancora più lontano dall'ombelico: il centro è il cervello. Ecco perché insegnamenti come quelli di Krishnamurti sono diventati attraenti: non occorre alcun metodo, alcuna tecnica occorre solo comprensione. Ma se si tratta solo di una comprensione verbale, intellettuale, non cambia nulla, nulla si trasforma. Diventa solo un ammucchiare nozioni.

Io uso metodi caotici piuttosto che sistematici, perché un metodo caotico è di grande aiuto nello spostare il centro dal cervello verso il basso. Il centro non può essere spostato verso il basso grazie ai metodi sistematici, perché la sistematizzazione è lavoro mentale. Con un metodo sistematico, il cervello verrà rafforzato ancora di più, gli verrà data ulteriore energia. Con i metodi caotici, il cervello viene annullato: non ha nulla da fare. Il metodo è così caotico che il centro viene spostato automaticamente dal cervello al cuore. Se fai il mio metodo di meditazione Dinamica con vigore, in modo caotico, non sistematico, il tuo centro si sposterà al cuore. Allora avviene la catarsi.

La catarsi è necessaria perché il tuo cuore è molto represso, e la causa di questo è il cervello. Il cervello ha conquistato tanta parte del tuo essere che ora ti domina. Non c'è posto per il cuore, e così i desideri profondi del cuore vengono repressi. Non hai mai riso con tutto il cuore, non hai mai vissuto con tutto il cuore, non hai mai fatto nulla con tutto il cuore. Il cervello si intromette sempre per sistematizzare, per rendere tutto matematico, e il cuore viene represso. Per questo all'inizio è necessario un metodo caotico per spostare il centro della consapevolezza dal cervello verso il cuore.

A quel punto ci vuole la catarsi per alleggerire il cuore del suo fardello, per buttar fuori le repressioni, per far sì che il cuore si apra. Se il cuore diventa leggero, se riesce a scaricarsi, il centro della consapevolezza viene spinto ancora più in basso: arriva all'ombelico. L'ombelico è la fonte della vitalità, la sorgente originaria da cui deriva ogni altra cosa: corpo, mente e tutto quanto.

Dietro a questo metodo caotico c'è grande riflessione. Una metodologia sistematica adesso non può essere di aiuto, perché il cervello ne farà un altro dei suoi strumenti. Né possono aiutare i canti sacri, i mantra - il cuore è così oppresso che non può fiorire in un vero canto. La consapevolezza deve essere risospinta verso la sorgente, verso le radici. Solo allora c'è una possibilità di trasformazione. Quindi uso i metodi caotici per spingere la consapevolezza dal cervello verso il basso.

Quando sei nel caos, il cervello smette di funzionare. Ad esempio, se guidi la macchina e improvvisamente qualcuno sbuca davanti a te, reagisci in modo così repentino che non può essere opera del cervello. Il cervello ha bisogno di tempo. Deve pensare cosa fare e cosa non fare. Quando c'è il rischio di un incidente e freni di colpo, provi una sensazione vicino all'ombelico, come se fosse lo stomaco a reagire. La tua consapevolezza è stata sospinta verso l'ombelico a causa dell'incidente. Se si potesse prevedere l'incidente in anticipo, il cervello sarebbe in grado di rispondere. Ma quando sei in un incidente, accade qualcosa di misterioso: noti che la consapevolezza si è spostata verso l'ombelico.

Se chiedi a un monaco Zen: "Con che cosa pensi?", lui si mette la mano sulla pancia. Quando gli occidentali sono entrati per la prima volta in contatto con i monaci giapponesi, faticavano a capire. "Che sciocchezza! Come puoi pensare con la pancia."

Ma la risposta Zen è significativa. La consapevolezza può usare qualsiasi centro del corpo, e il centro che è più vicino alla sua sorgente originaria è l'ombelico. Il cervello è il più lontano, quindi, se l'energia vitale si sposta verso l'esterno, il centro della consapevolezza diventa il cervello. Ma se l'energia vitale si sposta verso l'interno, alla fine l'ombelico diventerà il centro.

I metodi caotici sono necessari per spostare la consapevolezza verso le sue radici, perché solo dalle radici la trasformazione è possibile. Altrimenti continui solo a verbalizzare, e non c'è trasformazione. Non basta sapere cos'è giusto. Devi trasformare le radici, altrimenti non cambierai.

Quando una persona sa qual è la cosa giusta ma non può far niente al riguardo, le sue tensioni si raddoppiano. Comprende, ma non può farci nulla. La comprensione ha senso solo se arriva dall'ombelico, dalle radici. La comprensione che viene dal cervello non ti trasforma.

Ciò che è supremo non può essere conosciuto tramite il cervello, perché quando operi con il cervello sei in conflitto con le radici da cui provieni. Tutto il tuo problema è che ti sei allontanato dall'ombelico. Sei arrivato alla vita attraverso l'ombelico e morirai attraverso di esso. È necessario tornare alle radici. Ma il ritorno è difficile, arduo.

I metodi tradizionali hanno un certo fascino perché sono antichi e ci sono tante persone che nel passato si sono realizzate grazie ad essi. Sono forse diventati irrilevanti per noi, ma non lo erano per Buddha, Mahavira, Patanjali o Krishna. Erano significativi, erano di aiuto. I vecchi metodi possono essere ora privi di senso, ma per il fatto che Buddha si è realizzato grazie ad essi, hanno un certo fascino. Il tradizionalista pensa: "Se Buddha si è realizzato con questi metodi, perché non posso farlo anch'io?".

Ma ora ci troviamo in una situazione completamente diversa. L'ambiente nel suo complesso e tutta la sfera dei pensieri, sono cambiati. Ogni metodo è in relazione armonica con una situazione particolare, con una mente particolare, con un particolare tipo di uomo. Il fatto che i vecchi metodi non funzionano, non vuol dire che i metodi siano inutili. Vuol dire solo che i metodi stessi devono subire un cambiamento.

 

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Ci sono tante idee diverse, o persino contraddittorie, su cosa sia la meditazione. Un elemento primario dell'approccio di Osho alla meditazione è la necessità che il meditatore comprenda la natura della mente, invece di entrare in conflitto con essa.

 

La maggior parte di noi è, per la maggior parte del tempo, dominata dai suoi pensieri ed emozioni. Ne consegue che tendiamo a pensare di essere quei pensieri e quelle emozioni. La meditazione è uno stato di puro essere, di puro sentire, privo di qualsiasi interferenza da parte del corpo o della mente. È uno stato naturale, ma anche uno di cui abbiamo dimenticato la via d'accesso.

La parola meditazione è anche usata per ciò che può essere definito, in modo più accurato, un metodo di meditazione. I metodi e le tecniche di meditazione sono mezzi per creare un ambiente interiore che faciliti il disconnettersi dal corpo/mente e permetta semplicemente di essere. Mentre all'inizio è meglio dedicare un periodo di tempo determinato a un metodo strutturato di meditazione, esistono molte tecniche che vengono praticate nel contesto della vita di tutti i giorni sul lavoro, nel tempo libero, da soli o con altri.

I metodi servono solo finché lo stato di meditazione di consapevolezza rilassata e di centratura non è diventato un'esperienza che non è solo una cosa passeggera ma qualcosa che è parte integrante di noi, come ad esempio il respirare.

 

Alcuni frequenti malintesi

 

La meditazione è…

1) Solo per persone che sono impegnate in una ricerca spirituale.

I benefici della meditazione sono molteplici. Il principale tra questi è la capacità di rilassarsi e di essere consapevoli senza sforzo. Certo sono strumenti utili per tutti!

2) Una pratica per ottenere "la pace della mente".

Pace della mente è una contraddizione in termini. Per sua natura la mente è un commentatore cronico. Ciò che scopri attraverso la meditazione è l'abilità di trovare una distanza tra te e questo commento continuo, in modo che la mente, con il suo circo di pensieri e di emozioni non si intrometta più nel tuo stato intrinseco di silenzio.

3) Una disciplina mentale o un sforzo di controllare o "domare" la mente, di avere una mente più attenta.

La meditazione non è né uno sforzo mentale né un tentativo di controllare la mente. Sforzo e controllo vogliono dire tensione, e la tensione è antitetica allo stato di meditazione. Inoltre, non occorre controllare la mente, basta solo comprenderla e comprendere il suo funzionamento. Il meditatore non deve domare la mente o renderla più attenta e capace, deve solo crescere in consapevolezza.

4) Concentrazione o contemplazione.

La concentrazione è un restringersi della consapevolezza. Ti concentri su di un oggetto ad esclusione di tutto il resto. Al contrario la meditazione comprende tutto, e la consapevolezza si espande. Il contemplatore è focalizzato su un oggetto, magari religioso, un'immagine o un aforisma che gli dà ispirazione. Il meditatore è consapevole, ma non di qualcosa in particolare.

5) Una nuova esperienza.

Non necessariamente - molti sportivi conoscono questo spazio che chiamano "la zona". Gli artisti lo conoscono lo incontrano a volte quando cantano, dipingono o suonano. Noi possiamo conoscerlo per esempio quando facciamo giardinaggio, giochiamo con i bambini, camminiamo sulla spiaggia o facciamo l'amore. Anche da bambini possiamo averne fatta l'esperienza. La meditazione è uno stato naturale dell'essere, uno che hai sicuramente raggiunto in qualche momento, magari senza sapere che nome attribuirgli.

  

Come iniziare

Ci sono tempi e luoghi specifici per meditare? Bisogna avere particolari requisiti? Come si può scegliere il metodo giusto? Qui diamo un'occhiata a questi e altri punti da considerare quando si inizia questa pratica.

 

Qual è il momento migliore per meditare?

Alcuni metodi sono fatti in modo da essere più efficaci se praticati in un determinato momento della giornata. Ad esempio, la Meditazione Dinamica di Osho è un metodo che attiva l'energia, e il momento migliore per farla è la mattina. Invece la Osho Kundalini è stata creata per concludere la giornata, per eliminare grazie allo scuotersi le tensioni accumulate. La Osho Nataraj e la Osho Nadabrahma possono essere fatte in qualunque momento.

 

Quel che conta è che scopri qual è il metodo che funziona meglio per te, a seconda del tuo particolare stile di vita. Se fai un metodo che richiede che gli dedichi un certo periodo di tempo durante il giorno, cerca di tenere quell'ora solo per la tua meditazione. Allora diventerà parte del tuo ritmo naturale come il lavarti i denti o fare colazione.

 

Dove...

Molte tecniche meditative, come ad esempio l'osservare il respiro, possono essere praticate in qualunque posto e in qualunque momento. Per i metodi attivi di Osho ti serve una stanza in cui non verrai disturbato e dove ti puoi muovere liberamente. Per la Dinamica, è di aiuto avere la possibilità di gridare o fare dei suoni, ma non è assolutamente necessario.

 

Cosa indossare

Per comodità è meglio indossare vestiti larghi che non blocchino in alcun modo il fluire dell'energia.

 

Limitare le interferenze

Assicurati che non verrai disturbato. Anche se puoi usare qualsiasi interferenza includendola nella tua meditazione, all'inizio è meglio limitarle al massimo. Ad esempio, se vivi con altre persone, puoi mettere un cartello "Non disturbare" sulla porta, o chiudere la porta a chiave. Spostare o staccare il telefono.

 

Posizioni

Puoi incontrare posizioni corporee particolari nella descrizione delle tecniche. In metodi in cui ci si siede, come la Osho Nadabrahma, o comunque per metodi che hanno uno stadio da seduti, come la Osho Kundalini, vedrai che ti sarà più facile rimanere consapevole se mantieni la schiena diritta, perché allora sei aiutato dalla forza di gravità. Puoi anche sederti su una sedia se per te è più facile che star seduto sul pavimento. Negli stadi in cui sei sdraiato, come l'ultimo stadio della Osho Kundalini, se rimani sdraiato sulla schiena invece che su un fianco ci sono meno probabilità di addormentarsi!

 

In generale, è importante essere comodi, con il corpo rilassato.

 

Preparazione psicologica

Entra nella tua pratica meditativa senza alcuna aspettativa riguardo ai risultati. Goditi il periodo della meditazione in se stesso, per se stesso. I risultati arriveranno, ma solo se non hai la pretesa che arrivino. Crea un clima di apertura, ricettività e rilassamento.

 

Come scegliere un metodo?

Sperimenta con tutte le tecniche che ti attraggono. E ricorda che non ogni tecnica va bene per tutti; ciò che va bene per te potrebbe non andare bene per il tuo amico. Dopo aver praticato un metodo per alcuni mesi, potresti poi scoprire che non ti si adatta più. Non c'è nulla di sacro nelle tecniche di meditazione: sono mezzi pratici per arrivare a una qualità che è del tutto tua e naturale. Sei libero di sperimentare e di giocare con queste tecniche.

 

Scelto il metodo, fallo almeno per sette giorni consecutivi. Mentre lo fai, dai tutto ciò che hai, totalmente. A quel punto l'attrazione provata all'inizio avrà ricevuto conferma oppure no. Se senti che questo è il tuo metodo, prendi l'impegno di continuarlo per almeno tre mesi. Dopo tre mesi puoi continuare lo stesso metodo o sceglierne un altro.

 

Suggeriamo di scegliere uno o al massimo due tecniche da fare regolarmente, per esempio la Kundalini e la Nadabrahma. Tutti i metodi sono creati in modo scientifico, ogni passo strutturato con grande attenzione. Per ottenere il massimo da ogni tecnica, segui le istruzioni e fallo con totalità.

 

La continuità è importante. È come quando si scalda dell'acqua: fino a novantanove gradi è ancora acqua, e se ti fermi lì, si raffredda e devi di nuovo scaldarla. Ma se perseveri finché non arrivi a cento gradi, allora l'acqua fa un salto quantico e si trasforma in vapore. 

 

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C’è solo una cosa che può trasformare ed è andare al di là della mente, al di là del pensiero, e arrivare a uno spazio in cui il cielo è assolutamente sgombro dalle nuvole. A quel punto non sorgono più domande e nessuna risposta è necessaria. La gente pensa che Gautama il Buddha, Mahavira, Zarathustra o Lao-Tzu abbiano trovato la risposta. Si sbagliano. Hanno perso entrambe: domanda e risposta. Hanno trovato un silenzio indisturbato sia da domande che da risposte. Quando l’ho detto ai lama buddhisti tibetani, sono rimasti shoccati perché pensavano che Gautama il Buddha avesse trovato la risposta. Ho detto loro: “Se trovi la risposta, sei ancora all’interno della mente, sei ancora molto vicino alla domanda”. Gautama il Buddha è andato oltre la domanda e la risposta. Ha trovato il silenzio, indistruttibile. La filosofia trova risposte, la vera religione trova uno stato che va molto oltre domande e risposte. Queste sono infantili, sono come giocattoli per bambini. La mente è estremamente furba. Usa le tradizioni, usa le religioni e le filosofie, e solo per sopravvivere. Ti dà ogni genere di domande e quindi di risposte, per sopravvivere. Ma qualsiasi questione sollevata dalla mente è futile tanto quanto qualsiasi risposta trovata dalla mente. La mente è un esercizio in pura futilità. Solo pochissime persone al mondo sono state in grado di realizzare la verità che la mente è l’unico nostro problema. Se possiamo andare al di là della mente, verso il silenzio, in un silenzio completo e profondo, assolutamente indisturbato, nemmeno da un accenno di pensiero, allora abbiamo trovato non la risposta, ma qualcosa di esistenziale, una trasformazione, una mutazione, una rivoluzione in noi stessi che distrugge ogni domanda e risposta, e ci lascia in totale serenità, in grandiosa beatitudine.

La meditazione non è che l’annichilimento della mente. La meditazione non è un allenamento della mente: la meditazione è la fine della mente. Vivere aldilà della mente non vuol dire che non puoi adoperarla. Al contrario solo chi vive aldilà è in grado di usare la mente come uno strumento. La mente continua a torturare chi non ne è andato aldilà, è un incubo. Egli non può usare la mente perché non è al di sopra di essa. Sii un testimone della mente. Nel tuo testimoniare, l’aldilà ti aprirà le porte.

 

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Se hai trovato la verità dentro di te non c’è null’altro, in questa esistenza, da trovare. La verità opera attraverso di te. Quando apri gli occhi, è la verità che apre i suoi occhi: Quando li chiudi è la verità che chiude i suoi occhi. Questa è una meditazione potentissima. Se riesci a comprendere questo semplice trucco, non devi fare nulla: qualsiasi cosa farai viene fatta dalla verità. Cammini, è la verità, dormi, è la verità che riposa; parli, è la verità che parla; sei in silenzio, è la verità che è in silenzio. E’ una delle tecniche di meditazione più semplici. Piano piano tutto si acquieta grazie a questa formula elementare, e alla fine la tecnica non è più necessaria. Quando sei guarito, getti via la meditazione, getti via la medicina. A questo punto vivi in quanto verità – vivo, radiante,appagato, estasico, un vero inno alla vita! Tutta la tua esistenza diventa una preghiera non espressa a parole; oppure, è meglio dire una devozione, una grazia, una bellezza che non appartiene al nostro mondo terreno, un raggio di luce che proviene dall’aldilà e si irradia nell’oscurità del nostro mondo.

 

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Meditazione è una lezione di consapevolezza, di assenza di pensiero, di spontaneità, di essere totalmente nella tua azione, all'erta, consapevole. Non è una tecnica, è un trucco. O lo capisci, o non lo capisci.


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Se riusciamo a deautomatizzare le nostre attività, la vita intera diventa una meditazione. A quel punto ogni piccola cosa – farsi una doccia, mangiare o parlare con un amico – diventa meditazione. La meditazione è una qualità che si può portare in ogni cosa. Non si tratta di un’attività specifica. La gente pensa che meditare sia un atto particolare in cui ti siedi rivolto verso oriente, ripeti mantra e bruci incensi. E fai tutte queste cose a certe ore, in modi particolari e con gesti ben precisi. La meditazione non ha nulla a che fare con tutte queste cose. Anche loro sono una maniera di agire automatica, e la meditazione è contraria agli automatismi. Se riesci a rimanere attento e consapevole, ogni attività diventa meditazione.


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Quando le persone mi chiedono: «Come si fa a meditare?», io rispondo loro: «Non c’è alcun bisogno di chiedere come meditare, chiedete solo come non avere occupazioni. La meditazione “accade” spontaneamente. Chiedete solo come non avere occupazioni, e basta. Il trucco della meditazione è tutto qui: come non avere occupazioni. Se non avete occupazioni non potete fare nulla, e la meditazione fiorirà».

Quando non stai facendo nulla, l’energia si muove verso il centro, si stabilisce verso il centro. Quando stai facendo qualcosa, l’energia fuoriesce. Fare è un modo per uscire da te stesso. Non-fare è un modo per entrare dentro di te.

L’occupazione è una fuga: puoi leggere la Bibbia, e farne un’occupazione. Non c’è alcuna differenza tra le occupazioni religiose e le occupazioni profane, tutte le occupazioni sono occupazioni, e ti aiutano a tenere il tuo essere agganciato all’esterno. Sono scuse per rimanere all’esterno.

L’uomo è ignorante e cieco, e vuole rimanere ignorante e cieco, perché gli sembra che entrare dentro di sé sia come entrare in un caos. Ed è così: hai creato un caos dentro di te. Devi incontrarlo e attraversarlo. Ci vuole coraggio – il coraggio di essere se stessi, il coraggio di entrare dentro di sé. Io non ho incontrato un coraggio maggiore di questo – il coraggio di essere meditativo.

Ma le persone che sono occupate all’esterno, con cose terrene o non terrene, ma in ogni caso occupate, credono... – e hanno messo in giro delle chiacchiere su questo, hanno i loro filosofi – dicono che se sei introverso sei, in un certo senso, malato; in te c’è qualcosa che non va. E queste persone sono la maggioranza. Se tu mediti, se stai seduto in silenzio, ti prendono in giro: «Cosa fai, ti guardi l’ombelico? Cosa fai, apri il terzo occhio? Dove vai? Sei malato?... Cosa c’è da fare lì dentro? Non c’è niente al tuo interno!».

Per la maggioranza delle persone l’interno non esiste, esiste solo l’esterno. Ed è esattamente l’opposto: solo l’interno è reale, l’esterno non è altro che un sogno. Ma loro chiamano gli introversi malati, chiamano i meditatori malati. In Occidente si pensa che l’Oriente sia un po’ malato. A cosa serve stare seduto, da solo, e guardarti dentro? Cosa vuoi trovare lì? Non c’è niente!

David Hume, un grande filosofo inglese, una volta ci provò... perché stava studiando le Upanishad, che ripetono di continuo: Vai dentro, vai dentro, vai dentro – questo è il loro unico messaggio. Così, ci provò. Un giorno chiuse gli occhi – un uomo totalmente laico, molto logico, empirico, ma niente affatto meditativo – chiuse gli occhi, e poi disse: «è così noioso! è una noia guardare dentro. Pensieri in movimento, e talvolta alcune emozioni; e tutto questo continuo rincorrersi nella mente, mentre tu continui a guardarli – ma che senso ha? è inutile. Non ha alcuna utilità».

E questo è tutto quello che molte persone riescono a comprendere. Il punto di vista di Hume è quello della maggioranza: Che cosa speri di trovare all’interno? C’è oscurità, e pensieri che fluttuano per ogni dove. Che cosa farai? Che cosa ne verrà fuori? Se Hume avesse aspettato un po’ più a lungo – ed è difficile per gente come lui – se fosse stato un po’ più paziente, piano piano i pensieri sarebbero spariti e le emozioni si sarebbero acquietate. Ma se gli fosse successo avrebbe detto: «Questo è anche peggio, perché così arriva il vuoto. Almeno prima c’erano i pensieri, qualcosa di cui occuparsi, qualcosa da guardare, a cui pensare. Adesso sono scomparsi anche i pensieri. Solo vuoto... Cosa si può fare col vuoto? è assolutamente inutile».

Ma se avesse aspettato ancora un po’, allora sarebbe sparita anche l’oscurità, è proprio come quando passi dal sole infuocato all’interno della casa: tutto sembra scuro, perché i tuoi occhi hanno bisogno di abituarsi. Si sono fissati sul sole infuocato all’esterno, e in confronto la tua casa sembra buia. Non riesci a vedere, ti sembra che sia notte. Ma aspetti, ti siedi, ti riposi su una poltrona, e dopo pochi secondi gli occhi si abituano. Adesso non è buio, c’è un po’ più di luce... Riposi per un’ora e tutto è luce, non è più scuro.

Se Hume avesse aspettato un po’ più a lungo anche l’oscurità sarebbe scomparsa. Poiché hai vissuto all’esterno, sotto il sole infuocato, per molte vite, i tuoi occhi sono diventati fissi e hanno perso duttilità. Si devono sintonizzare. Quando si entra in casa si ha bisogno di un momento, di un po’ di tempo, e di pazienza. Non avere fretta.

Con la fretta nessuno può arrivare a conoscere se stesso, è un’attesa molto, molto profonda. Ci vuole infinita pazienza. A poco a poco l’oscurità scompare. Compare una luce senza origine. Non contiene fiamma, non ci sono lampade che bruciano, non c’è alcun sole. Solo una luce, come al mattino: la notte è scomparsa e il sole non è sorto... O la sera, al crepuscolo, quando il sole è tramontato e la notte non è ancora scesa. Ecco perché gli indù chiamano il momento delle preghiere sandhya. Sandhya significa crepuscolo, luce senza origine.

Quando entri dentro di te incontri la luce senza origine. In tale luce, per la prima volta, cominci a capire te stesso, a capire chi sei, perché quella luce sei tu. Quel crepuscolo, quella sandhya, quella chiarezza pura, quella percezione, in cui l’osservatore e l’osservato scompaiono, e solo la luce resta, sei tu.


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In Giappone si tramanda la storia di Hotei, il Buddha che ride. Il suo insegnamento si riassumeva tutto nella risata. Si spostava da un posto all’altro, da una piazza del mercato all’altra. Si metteva nel mezzo del mercato e iniziava a ridere: era il suo sermone.

La sua risata era contagiosa, coinvolgente; era una vera risata. Lo stomaco gli pulsava, ballava al suono di quella risata. Si rotolava per terra, ridendo. La gente si raccoglieva, e poi si metteva a ridere, e la risata si diffondeva, diventava un’onda che travolgeva l’intero villaggio: tutti ridevano.

La gente aspettava sempre che Hotei passasse dal loro villaggio perché portava felicità e benedizioni incomparabili. Non pronunciò mai una sola parola. Lo interrogavi su Buddha e lui rideva; gli chiedevi dell’illuminazione e lui scoppiava a ridere, gli chiedevi qualcosa sulla verità e lui rideva. Il suo unico messaggio era la risata.

 

La risata fa affiorare energie latenti nella tua fonte interiore. L’energia inizia a scorrere, segue la risata come un’ombra. Ci hai fatto caso? Quando ridi di gusto, in quei brevi istanti sei in uno stato di profonda meditazione. Il pensiero si arresta. È impossibile ridere e pensare allo stesso tempo. Sono cose diametralmente opposte: puoi o ridere o pensare! Se ridi di gusto, il pensiero si arresta, se ancora pensi, la risata sarà di circostanza, sarà un po’ fredda. Sarà una risata monca.

Quando ridi di gusto, all’improvviso, la mente scompare. A mio avviso, la danza e la risata sono le porte migliori, le più facili e naturali. Se danzi realmente, il pensiero si arresta. Tu prosegui, continui a girare e a girare, e diventi un mulinello… tutti i limiti, tutte le separazioni scompaiono. Non sai neppure dove finisce il tuo corpo e dove abbia inizio l’esistenza. Ti fondi nell’esistenza, e l’esistenza si fonde in te: i confini si sovrappongono gli uni agli altri. E se danzi veramente, senza sforzarti, ma lasciando che la danza ti guidi, ti possegga, se vieni posseduto dalla danza, il pensiero si arresta.

La stessa cosa accade con la risata. Se sei posseduto dalla risata, il pensiero si arresta.

La risata può essere una splendida introduzione a uno stato di non pensiero.

 

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Il sesso naturale ti porta automaticamente al punto in cui senti che è un semplice fenomeno biologico, e la vecchia pulsione se ne va. Va via grazie all’esperienza: adesso ci sarà sì energia disponibile, ma non diventerà, dato che non la stai reprimendo, cerebrale – non farà in modo che il sesso diventi per te un problema. Attraverso la meditazione potrai aprire le porte più elevate della consapevolezza, arrivare al superconscio. L’energia ha sempre bisogno di muoversi, non può rimanere statica. E queste nuove aree saranno molto più affascinanti. Hai già sperimentato l’area della sessualità. Andava benissimo dal punto di vista biologico, ma in fondo è un’esperienza comune a tutti gli animali, a tutti gli uomini e a tutti gli uccelli. Non è speciale, unica. Ma se la meditazione ti apre la strada verso la superconsapevolezza, e c’è dell’energia a disposizione, quell’energia automaticamente si muoverà lungo questo canale che le è stato aperto. Ecco cosa intendo con trasformazione. Quindi fai tutto con tranquillità. Ricorda solo una cosa, e cioè che quando sei in sintonia con la natura, anche la meditazione deve comunque continuare. Se ogni esigenza della natura è soddisfatta, si rende disponibile dell’energia – essa si muoverà lungo i sentieri creati dalla meditazione. È un processo semplice. Non c’è niente che tu debba fare per la trasformazione. Basta che non ci sia repressione. L’energia è disponibile – non c’è la costrizione che debba andare nella direzione del sesso – e si è creata una nuova via. L’energia si eccita subito per il fatto di percorrere nuove strade. E quando ha potuto sperimentare le qualità più alte dell’estasi, non c’è più questione di repressione, il problema non sorge nemmeno. E ricorda un’ultima cosa: persino se hai sperimentato la superconsapevolezza e i livelli più alti dell’energia sessuale, ciò non vuol dire che non puoi usare l’energia canalizzandola nel sesso. Dall’alto puoi sempre scendere verso il basso, senza alcuna difficoltà, ma per andare dal basso verso l’alto è necessaria una grande preparazione.

 

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La meditazione è semplice. Proprio perchè è semplice, sembra difficile. La tua mente è abituata ad avere a che fare con problemi difficili, e ha completamente dimenticato come rispondere alle cose semplici della vita. Più una cosa è semplice, più sembra difficile alla mente, perchè la mente è molto efficiente nel risolvere cose difficili. E' stata addestrata a risolvere cose difficili, non sa come affrontare quelle facili. La meditazione è semplice, la tua mente è complicata. Non è un problema creato dalla meditazione. Il problema deriva dalla tua mente, non dalla meditazione.

La Vipassana è la più semplice meditazione del mondo. Con la Vipassana Buddha si è illuminato e con la Vipassana molte altre persone si sono illuminate, più che con ogni altro metodo. Vipassana è il metodo. Certo, esistono anche altri metodi, ma hanno aiutato solo poche persone. La Vipassana ne ha aiutate migliaia ed è veramente molto semplice; non è come lo yoga.

Lo yoga è difficile, arduo, complesso. Devi torturarti in molti modi: distorcere il tuo corpo, contorcere il tuo corpo, stare seduto in questo o quel modo, torturarti, stare sulla tua testa - esercizi su esercizi.... ma lo yoga sembra avere molto fascino sulle persone.

La Vipassana è così semplice che non la prendi affatto in considerazione.

In effetti, avvicinandosi alla Vipassana per la prima volta, uno dubita che possa essere chiamata meditazione. Che cos'è? nessun esercizio fisico, nessun esercizio di respirazione; un fenomeno molto semplice: semplicemente osservare il tuo respiro che entra, che esce... finito, questo è il metodo; seduto in silenzio, osservi il tuo respiro che entra, che esce; senza perdere il suo percorso, questo è tutto. Non devi cambiare la tua respirazione non è pranayama; non è un esercizio di respirazione, in cui devi fare profondi respiri, esalare, inalare, no. Lascia che la respirazione sia semplice, così com'è. Devi solo introdurle una nuova qualità: la consapevolezza.

Il respiro esce, osserva; il respiro entra, osserva. Diventerai consapevole: il respiro che tocca le tue narici in un certo punto, diventerai consapevole. Ti puoi concentrare lì: il respiro entra, senti il tocco del respiro sulle narici; poi esce, senti ancora il tocco. Rimani lì, sulla punta del naso. Non è che devi rimanere concentrato sulla punta del naso; devi solo rimanere attento, essere consapevole, osservare. Non è concentrazione. Non perderlo, solo continua a ricordartelo.

All'inizio lo perderai in continuazione; allora ritorna lì. Se per te è difficile per alcune persone è difficile osservarlo lì allora puoi osservare il respiro nella pancia. Quando il respiro entra, la pancia si solleva; quando il respiro esce, la pancia si abbassa. Continui a osservare la tua pancia. Se hai davvero la pancia, questo ti sarà d'aiuto.

Ci hai fatto caso? Se guardi le statue indiane di Buddha, queste statue non hanno la pancia in effetti non hanno per niente pancia. Buddha sembra un atleta perfetto: spalle in fuori, pancia in dentro. Ma se guardi una statua giapponese di Buddha rimarrai sorpreso: non assomiglia per niente a un Buddha una grande pancia, talmente grande, che non riesci nemmeno a vedere il petto, come se Buddha fosse incinto, tutto pancia. Il motivo per cui è successo questo cambiamento è che in

India, quando viveva Buddha, egli stesso osservava il respiro nel naso, quindi la pancia non era per niente importante. Ma quando la Vipassana si spostò dall'India in Tibet, in Cina, in Corea, in Birmania, in Giappone, lentamente le persone si accorsero che è più facile osservare la pancia che non il naso. E allora le statue di Buddha incominciarono a essere diverse, con pance più grandi.

Puoi osservare la pancia o il naso, quello che ti sembra più giusto per te, o quello che ti sembra più facile. Che sia più facile è il punto. E solo osservando il respiro, succedono miracoli.

La meditazione non è difficile, è semplice. Proprio perché è semplice ti sembra difficile. Ti piacerebbe fare molte cose, e non c'è niente da fare; questo è il problema. E' un grande problema, perché ci è stato insegnato che dobbiamo fare molte cose.

Chiediamo che cosa dobbiamo fare, e meditazione significa uno stato di non-fare: non devi fare niente, devi fermare ogni fare. Devi essere in uno stato di totale inazione. Anche pensare è in un certo senso fare lascia andare anche quello. Avere sensazioni è in un certo senso fare - lascia andare anche quello. Fare, pensare, avere sensazioni se tutto viene lasciato cadere, tu semplicemente esisti. Questo è essere. Ed essere è meditazione. E' molto semplice.

Nel grembo di tua madre eri in questo spazio. In Vipassana entrerai di nuovo nello stesso spazio. E ti ricorderai, avrai un deja-vu. Quando entri in Vipassana profondo, resterai sorpreso: lo conosci, lo conoscevi già da prima. Lo riconoscerai immediatamente perché per nove mesi nel grembo di tua madre sei stato in quello stesso spazio,di non fare, solo essere.

Non pensare mai alla meditazione in termini di successo, perché questo significa portare in essa la mente conquistatrice, la mente egoista. Allora la meditazione diventa un gioco del tuo ego. Non pensare in termini di successo o fallimento. Questi termini non sono applicabili al mondo della meditazione. Dimentica tutto ciò. Questi sono termini della mente; sono comparativi. E questo è il problema: probabilmente hai osservato gli altri aver avuto successo, aver raggiunto, essere in estasi, e ti sei sentito molto giù. Ti sarai sentito stupido, seduto a guardare il tuo respiro, a osservare il tuo respiro. Ti sarai sentito molto stupido e non è successo niente. Non succede niente perchè ti aspetti troppo che qualcosa succeda. E all'inizio, ogni nuovo processo sembra difficile. Uno deve abituarsi al suo sapore. Questo succederà presto. Sedendoti per un giorno in Vipassana, non ne uscirai sorridendo. Ne uscirai completamente stanco stanco perché ti è stato detto di non fare niente, stanco perché non sei mai stato in una situazione così stupida prima d'ora. Non fare niente? Tu sei uno che fa! Se avessi tagliato legna tutto il giorno, non saresti stato così stanco. Ma seduto in silenzio, senza fare nulla, solo osservando il tuo stupido respiro che entra e che esce.... molte volte sorge l'idea: "Che cosa sto facendo qui?" E il tempo sembrerà molto, molto lungo, perché il tempo è relativo. Il tempo diventerà lunghissimo. Un giorno ti sembrerà come se fossero passati anni e anni "E che cosa è successo? Oggi il sole non tramonta? Quando finirà?"

Se hai fretta, se sei impaziente, non conoscerai mai il sapore della meditazione. Il sapore della meditazione ha bisogno di tanta pazienza, infinita pazienza.

La meditazione è semplice, ma tu sei diventato così complicato che rilassarti richiederà tempo. Non è la meditazione che richiede tempo – lascia che te lo ricordi ancora è la tua mente complicata. Deve essere riportata al riposo, ad uno stato di rilassamento. Questo richiede tempo.

E non pensare in termini di successo e fallimento. Divertiti! Non essere troppo orientato ad un fine. Divertiti nel puro silenzio osservando il respiro che entra e che esce, e presto avrai una bellezza, una nuova esperienza di bellezza e beatitudine. Presto vedrai che non occorre andare da nessuna parte per essere in beatitudine. Si può essere seduti in silenzio, da soli, ed essere in beatitudine. Non c'è bisogno d'altro, basta la pulsazione della vita. Se puoi pulsare con lei, diventa una profonda danza interiore.

La meditazione è la danza della tua energia, e il respiro è la chiave.

 

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Devi mettere la mente da parte per diventare testimone, e ovviamente la mente vi si oppone. Chi vuole metterla da parte? – specialmente da uno spazio dove è stata per secoli la padrona. E tu vuoi metterla da parte per qualcosa che non sai cos’è? La mente non ti permetterà di rimanere un testimone a lungo. Puoi provare un piccolo esperimento. Metti semplicemente il tuo orologio da polso di fronte a te e inizia a guardare la seconda mano e rimani a osservare come testimone. Ti sorprenderà: non saranno passati neppure quindici secondi e sarai crollato, avrai dimenticato che stavi osservando. Sono arrivati altri pensieri. Ti sveglierai improvvisamente dopo pochi secondi: “Mio Dio, solo quindici secondi!” Non puoi stare in osservazione neppure per sessanta secondi – un minuto. La forza e il flusso della mente sono troppo intensi. Ecco perché un maestro intelligente deve creare degli strani stratagemmi per mettere la mente da parte senza farsene una nemica. Infatti presto o tardi, quando ti illuminerai la mente stessa dovrà essere usata come un’amica. È un meccanismo utilissimo. All’inizio sarà contrario a ogni tuo sforzo per metterlo da parte. La meditazione non è altro se non mettere da parte la mente, togliere la mente di torno e portare alla luce un testimone che è sempre lì, nascosto dalla mente. L’essere testimoni arriverà al tuo centro e appena ti illuminerai, allora non ci sarà più alcun problema. Metterai la mente in sintonia con te stesso. È un’arte straordinaria. Prima metti la mente da parte, poi la riprendi, ma come servitore. Prima era la padrona, per questo, se cerchi di metterla da parte prima dell’illuminazione, andrà su tutte le furie. Quindi non ce n’è bisogno, le sue bizze intralceranno il tuo cammino verso l’osservazione. Non fartene un nemico. Inizia a osservare in silenzio, senza attaccare direttamente la mente. Devi stare molto attento a colpire il centro. La mente cercherà in ogni modo di portarti lontano e farti fare un giro del mondo. E ti sedurrà, ti persuaderà, ti farà grandi promesse: “Dove stai andando? Cosa c’è dentro di te? Il tuo ragazzo ti aspetta fuori dal cancello e tu invece stai andando dentro. Il party si tiene al Blue Diamond – e chi ha mai sentito parlare di un party interiore?”

La mente creerà molte altre cose, ma nondimeno deve essere messa da parte con amore e cautela. Ricorda le mie parole: con amore e cautela. Non ferire la mente, perché la mente ti sarà molto utile dopo l’illuminazione. Prima dell’illuminazione è l’ostacolo: dopo l’illuminazione è un meccanismo immensamente complesso che può venire usato in tanti modi diversi. Allora non è più un nemico. Bisogna svegliare il padrone e allora la mente vede una grande luce dentro, e spontaneamente si mette in sintonia. Non c’è bisogno di lottare. Ma prima dell’illuminazione, se vuoi lasciarla indietro o metterla da parte, non perderà l’occasione di lottare. Questa è semplice psicologia. Gurdjieff usava dire che in una classe dove il maestro è uscito, c’è devastazione. I bambini gridano, saltano, lottano, fanno tutto quello che da sempre volevano fare, ma per via del maestro… Poi il maestro entra e tutti sono seduti al posto con gli occhi sul libro. Non significa che stiano leggendo: vogliono semplicemente far vedere che si danno da fare. Che c’è silenzio.

Gurdjieff usava dire che qualcosa di assai simile accade quando ti illumini. Il maestro entra e la mente, alla sua vista, improvvisamente riconosce qual è il suo posto. Di fronte allo splendore la mente si azzittisce. A questo punto puoi diventare amico della mente che sarà immensamente felice di dare ogni possibile aiuto all’eternità che porti in te.

Non provare prima dell’illuminazione: la mente ti disturberà senza motivo. Più sarai in lotta con la mente, più sarai nella mente invece di diventare un testimone.

Essere testimone è un semplice scivolare fuori dalla mente – in modo aggraziato, perché nel momento in cui inizi a osservare il processo del pensiero, vuol dire che sei scivolato fuori senza creare conflitti. Stai solo osservando la carovana di pensieri dentro di te. Non ne sei più parte: mentre passa il traffico ti sei messo di lato, sul ciglio della strada. Non lotti e nemmeno giudichi. Non dici: “Questo è buono, questo è cattivo.” Qualsiasi cosa passi, il tuo lavoro consiste nell’osservare. Presto questo silenzioso osservare… e la mente viene messa da parte.

È l’osservazione che ti porterà all’illuminazione. Dopo l’illuminazione la mente può essere usata, può venire usata in modo molto significativo. È la più grande evoluzione biologica. Non deve essere buttata nel cestino della carta straccia, deve essere usata. Ma prima, trova il padrone che può usarla. Per il momento è la mente che ti usa. Chiunque, a meno che non sia illuminato, è un servitore della mente. L’illuminazione sei tu e la mente diventa il tuo servitore.


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Il grande compito dello Zen è di farti uscire dalla prigione della mente. Non è una filosofia intellettuale, anzi non è per nulla una filosofia; e neppure una religione, perché non comprende né finzioni né bugie, e nessun tipo di consolazione. È il ruggito di un leone. La cosa più straordinaria che lo Zen abbia introdotto nel mondo è la libertà da se stessi. Tu hai sentito parlare di altre libertà, ma la libertà da se stessi è la libertà suprema: non-essere, e permettere che l’esistenza si esprima in tutta la sua spontaneità e il suo splendore. Ma è l’esistenza, …non sei tu e non sono io. È la vita stessa che danza, non sei tu e non sono io. Quando vai oltre la mente, persino l’idea di un ‘Io’ scompare. Quando anche l’Io scompare e inizi a sentirti profondamente coinvolto nell’esistenza, senza alcun limite, solo allora lo Zen è arrivato a fiorire dentro di te. Quello è lo stato, lo spazio, della consapevolezza risvegliata. Ma al centro non ha nessun "Io", né un "atman", né un sé. Per chiarirtelo meglio… Socrate dice: “Conosci te stesso”. Gautama il Buddha dice: “Conosci; conosci soltanto, e non troverai alcun te stesso”. Vai in profondità nella tua consapevolezza, e più vai in profondità, più il tuo sé inizia a sciogliersi. Questa è forse la ragione per cui nessuna religione, tranne lo Zen, ha praticato la meditazione, perché la meditazione distrugge dio, distrugge l’ego, distrugge il sé. Ti lascia in un vuoto assoluto. È solo la mente che ti fa temere il vuoto assoluto… Puoi sperimentare tutto questo solo lasciandoti cadere sempre più in profondità, oltre la mente, fino ad arrivare alla parte più profonda del tuo essere, fino ad arrivare proprio alla fonte da dove la tua vita ha iniziato a fluire. Improvvisamente comprendi che l’immagine che avevi di te stesso era arbitraria: tu non hai forma, sei infinito. Vivevi in una gabbia, ma appena comprendi che le tue risorse sono infinite, di colpo la gabbia svanisce e puoi spiegare le ali nel cielo azzurro e scomparire. Questa è la libertà da se stessi. Ma non ci si può arrivare usando l’intelletto, è possibile solo attraverso la meditazione. Lo Zen è un altro nome per meditazione… Quando conosci la meditazione, non devi essere il seguace di nessuno. I tuoi occhi sono aperti, e davanti a te puoi vedere la luce che ti mostra il cammino, e tutto ciò che è giusto e tutto ciò che è buono accade senza dover fare alcuna scelta. Non sei tu a deciderlo… è solo che non puoi fare altrimenti.

 

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Molte persone vengono da me, dicono di essere infelici, e mi chiedono di dare loro una meditazione: Io dico: innanzitutto, è fondamentale capire perché sei infelice. E se non rimuovi alla base le cause della tua infelicità, potrò darti, sì, una meditazione, ma questo non aiuterà molto perchè le cause di fondo rimangono. L'uomo che avrebbe potuto essere un bravissimo e splendido ballerino, siede in un ufficio, in mezzo alle scartoffie. Non lascia spazio alcuno alla danza. Quell'uomo avrebbe potuto divertirsi danzando sotto le stelle, invece non fa altro che accumulare un conto in banca. E dice di essere infelice: "Dammi una meditazione". Posso dargliela! – ma che cosa farà la meditazione? Che cosa pretende che gli faccia? Rimarrà lo stesso uomo: che accumula soldi, che compete sul mercato. La meditazione lo potrà aiutare in questo modo: lo renderà un po' più rilassato nel fare un po' meglio queste azioni senza senso. Ecco perché in Occidente così tante persone praticano la Meditazione Trascendentale: questa è l'attrattiva della Meditazione Trascendentale, in quanto Maharishi Mahesh Yogi dice: "Ti renderà più efficiente sul lavoro, ti aiuterà ad avere più successo. Se sei un venditore, diventerai un venditore di maggior successo. Ti darà efficienza." E gli americani vanno pazzi per l'efficienza. Darebbero ogni cosa in cambio dell'efficienza. Ecco perché attrae tanto. Certo, ti può aiutare. Ti può rilassare un po' – è un tranquillante. Ripetendo costantemente un mantra, ripetendo costantemente una certa parola, si cambia la chimica del tuo cervello. E' un tranquillante! Un suono tranquillante. Ti aiuta a rilasciare lo stress, così domani, sulla piazza del mercato sarai più efficiente, più abile nella competizione – ma non ti cambia. Non è una trasformazione. Puoi ripetere un mantra, puoi praticare una meditazione; ti potrà aiutare un po' qua e là ma ti potrà aiutare soltanto a rimanere come sei. Viceversa, il mio messaggio è solo per coloro che amano davvero la sfida, per i coraggiosi pronti a cambiare il modello della loro vita, che sono pronti a rischiare tutto – poiché in effetti non hai niente da perdere: solo la tua infelicità, la tua miseria. Ma le persone si attaccano anche a questo.

 

Ho sentito raccontare:

in uno sperduto campo d'addestramento militare, un plotone era appena tornata alla base, dopo una giornata di marcia sotto un sole cocente. "Che vita!" esclamò una recluta. "Lontani chilometri da ogni centro abitato, con un sergente che pensa di essere Attila il Barbaro, niente donne, niente sbornie, nessuna licenza e, in più, i miei stivali sono più piccoli di due misure". "Non vorrai prendertela per questo, amico" disse il suo compagno. "Perché non ne prendi un altro paio?" "Non ci penso neanche" fu la risposta "Toglierli è stato finora l'unico piacere che ho!"

 

Che altro hai da rischiare? Solo la tua infelicità. L'unico piacere che hai è parlarne. Guarda le persone che parlano della loro infelicità: come diventano felici! Pagano per questo: vanno dagli psicoanalisti per parlare della loro infelicità – pagano per farlo! Qualcuno che li ascolta con attenzione... e loro vanno in visibilio.

Le persone continuano a parlare della loro infelicità... ancora e ancora e ancora. E la esagerano, la colorano, la fanno sembrare più grande. La fanno apparire più grande di quello che è. Perchè?

Non hai niente da rischiare. Ma le persone sono aggrappate al conosciuto, a ciò che è familiare. L'infelicità è tutto ciò che hanno conosciuto – questa è la loro vita. Non c'è che il nulla da perdere, eppure si ha così tanta paura di perderlo.

Con me, la felicità è al primo posto, la gioia è al primo posto. L'attitudine a celebrare è al primo posto. Una filosofia positiva verso la vita è al primo posto.

Gioisci! Se non puoi gioire del tuo lavoro, cambia. Non aspettare! Perché tutto il tempo passato ad aspettare... stai aspettando Godot. Godot non arriverà mai. Si aspetta e si spreca una vita!

Per chi, per che cosa stai aspettando? Se capisci di essere un miserabile all'interno di un certo modello di vita, tutte le vecchie tradizioni dicono: tu sei sbagliato. Io direi: il modello è sbagliato. Cerca di capire la differenza di questa messa a fuoco.

Tu non sei sbagliato! Solo il tuo modello, il modo in cui hai imparato a vivere è sbagliato. Le motivazioni che hai imparato ed accettato come tue, non sono tue. Non soddisfano il tuo destino. Sono contro il tuo germoglio, sono contro il tuo elemento…

Ricorda: nessuno può decidere per te. Tutti i loro comandamenti, tutti i loro ordini, tutte le loro morali, esistono per ucciderti. Tu devi decidere per te stesso. Devi prenderti la tua vita nelle tue mani. Altrimenti, la vita continua a bussare alla tua porta e tu non ci sei mai – sei sempre da qualche altra parte.

Se avresti dovuto diventare un ballerino, la vita arriva da quella porta, perché la vita pensa che dovresti essere un ballerino già adesso. Bussa lì, ma tu non sei lì – sei un banchiere. E come ci si può aspettare che la vita sappia che saresti diventato un banchiere?

Dio arriva a te nel modo in cui voleva che tu fossi; conosce solo quell'indirizzo ma non ti trova mai lì, sei da qualche altra parte, nascosto dietro la maschera di qualcun altro, nel costume di qualcun altro, sotto il nome di qualcun altro.

Come puoi aspettarti che Dio ti trovi? Egli continua a cercarti. Conosce il tuo nome, ma tu hai dimenticato quel nome. Conosce il tuo indirizzo, ma tu non hai mai vissuto a quell'indirizzo. Hai permesso che il mondo ti distraesse.

Dio ti può trovare in un solo modo, in un modo solo ti può trovare, e questo modo è la tua fioritura interiore: come voleva che tu fossi. Finché non trovi la tua spontaneità, finché non trovi il tuo elemento, non puoi essere felice. E se non puoi essere felice, non puoi essere meditativo.

Perché è nata quest'idea nella mente delle persone? Che la meditazione dia la felicità. Di fatto ogni volta che hanno trovato una persona felice, hanno sempre trovato una mente meditativa le due cose sono associate. Ogni volta che hanno trovato un alone di meditazione che circonda una persona, hanno sempre trovato che era tremendamente felice – vibrante di beatitudine, radiosa. Sono due cose associate. Hanno pensato: la felicità arriva quando sei meditativo.

Era esattamente l'opposto: la meditazione arriva quando sei felice. Ma essere felice è difficile, e imparare una tecnica di meditazione è facile. Essere felice significa un cambiamento drastico nel tuo modo di vivere, un cambiamento repentino – perchè non c'è tempo da perdere. Un cambiamento improvviso – un improvviso rombo di tuono – una discontinuità.

Questo è ciò che intendo con sannyas: uno stacco dal passato. Un improvviso rombo di tuono, e muori al vecchio e incominci fresco, dall'ABC. Sei rinato. Ricominci la tua vita come avresti fatto se non ci fosse stato nessun modello imposto dai tuoi genitori, dalla società, dallo stato; come avresti fatto, dovresti aver fatto, se non ci fosse stato nessuno a distrarti. Ma sei stato distratto. Devi lasciar andare tutti quei modelli che ti sono stati imposti, e devi trovare la tua fiamma interiore.

 

Il tempo per meditare

 

Tecniche di meditazione

 

Meditazioni attive

 

La meditazione dinamica

 

La meditazione Vipassana

 

La meditazione "Let go"

 

Il tocco di una piuma

 

 

Quelli che sono sulla Via devono essere preparati, vanno avvertiti che sulla Via ci sono delle insidie. La Via non è proprio semplice: in molti punti dà origine ad altri sentieri. Puoi prendere un sentiero senza uscita, ma solo dopo molti e molti anni scoprirai che era senza uscita o forse dopo molte vite. E tutti gli sforzi e il viaggio saranno stati inutili e dovrai ritornare al punto in cui hai perso la strada principale. E non ci sono pietre miliari.

Non c’è una mappa disponibile – non la si può fare, perché dio continua a cambiare. La sua esistenza è un continuo cambiamento. A parte il cambiamento, ogni cosa continua a cambiare, quindi non è possibile avere nessuna mappa precisa. Possono solo essere dati degli indizi; e sono delle tracce. Se li capisci, sarai capace di seguire il sentiero giusto, e tutte le volte che potresti cadere in errore la tua conoscenza ti aiuterà.

 

Non sentirti disperato

Innanzitutto, non aver fretta e non disperarti. Se oggi fallisci, non sentirti senza speranza. Se oggi fallisci, è naturale. Se continui a fallire per alcuni giorni è naturale.

E naturalmente per entrare nel mondo interiore dovrai fallire molte volte, perché non ci sei mai entrato. Tutta la tua abilità ed efficienza è nel movimento in fuori, nell’estroversione. Tu non sai come andare dentro. Le persone sentono le parole “muoviti dentro, vai dentro”, ma per loro non hanno molto senso. Sanno solo come andare fuori, sanno solo come andare verso l’altro. Non conoscono il modo di arrivare a se stessi. È inevitabile che questo accada: a causa delle tue vecchie abitudini fallirai molte volte.

Non disperarti. La maturità arriva lentamente. Arriverà sicuramente, ma col tempo. E ricorda, a ogni persona arriverà a una velocità diversa; non fare paragoni, non cominciare a pensare: “Quella persona è diventata così silenziosa e così gioiosa e io non lo sono ancora. Cosa mi succede?”. Non paragonarti con nessuno, perché ognuno ha vissuto in modo diverso nelle sue vite passate. Persino in questa vita le persone hanno vissuto diversamente.

Quindi dipenderà dalle tue capacità, dalla tua mente, dai tuoi condizionamenti, dalla tua educazione, dalla religione con cui sei stato educato, dai libri che hai letto, dalle persone con cui hai vissuto, dalla vibrazione che hai creato in te stesso. Dipenderà da un milione di fattori, da quanto puoi assorbire – ma sicuramente arriva.

Tutto ciò che occorre è pazienza, lavoro silenzioso, lavoro paziente e la concentrazione accade e la maturità arriva. In realtà, una persona matura e una persona concentrata sono solo due aspetti dello stesso fenomeno. Ed è per questo che i bambini non possono essere in uno stato di concentrazione: sono costantemente in movimento, non possono stare fermi in un punto. Ogni cosa li attrae – passa un’automobile, un uccello canta, qualcuno ride, il vicino accende la radio, una farfalla vola – ogni cosa, tutto il mondo è un’attrazione. Essi semplicemente saltano da una cosa all’altra. Non possono concentrarsi, non possono vivere con una cosa così intensamente e così totalmente da dimenticare tutto il resto, da diventare non-esistente. Con la maturità, sorge la concentrazione. Maturità e concentrazione sono due nomi per la stessa cosa. Ma la prima cosa da ricordare è che arriva gradualmente. Non paragonare, non avere fretta.

 

Sii rilassato

In secondo luogo, una volta che prendi la decisione di seguire il sentiero dentro di te, di essere un sannyasin, di essere un meditatore, una volta che hai deciso di seguire il tuo richiamo interiore e di cercare la risposta alla domanda “Chi sono io?”, allora la prima cosa da ricordare è non muoversi con tensione. Muoviti in maniera rilassata. Assicurati che il tuo viaggio interiore sia confortevole. Ora questo è di un’importanza immensa.

Di solito, questo è il primo errore che compiono tutti. Senza necessità, le persone intraprendono il loro viaggio interiore in modo complicato, scomodo. Accade per una ragione precisa: nella vita ordinaria sono arrabbiate con gli altri, nella vita ordinaria sono violente con gli altri, nel viaggio ordinario verso l’esterno sono sadiche: gioiscono nel torturare gli altri, gioiscono nello sconfiggerli, nel competere e conquistare gli altri. Tutta la loro gioia consiste nel far sentire gli altri inferiori. Il vostro viaggio verso l’esterno è così.

Quando una persona si volge verso l’interno, sorge il problema: cosa farà della sua rabbia, dell’ostilità, dell’aggressività, della violenza? Ora è da sola; comincerà a torturare se stessa, si arrabbierà con se stessa. Ecco cosa sono i vostri cosiddetti mahatma… Il viaggio verso l’esterno è stato un viaggio di sadismo. Il viaggio verso l’interno è stato un viaggio di masochismo – cominci a torturare te stesso. E c’è una certa allegria, una gioia perversa nel torturare se stessi. Se osservi la storia con profonda attenzione, sarai sorpreso, non crederai a ciò che l’uomo ha fatto a se stesso.

Stupidità di ogni tipo diventano possibili a causa di un semplice errore, e l’errore è questo: visto che nella società cerchi di rendere difficile la vita agli altri, quando cominci ad andare dentro di te la tua vecchia mente potrebbe provare a renderti la vita difficile. Ricorda, il ricercatore spirituale dev’essere a suo agio, perché soltanto in una situazione confortevole, in uno stato di rilassamento, può succedere qualcosa. Quando sei teso, a disagio, nulla è possibile. Quando sei teso e scomodo, la tua mente è preoccupata, non sei in uno spazio quieto. Quando sei arrabbiato, come puoi essere in uno spazio di quiete? E c’è chi ha insegnato il digiuno e detto che digiunare aiuta la meditazione.

Essere nel mezzo è il modo giusto: il giusto mezzo.

Mangia così da non sentirti affamato, ma non tanto da sentirti pieno, addormentato – e la meditazione sarà più facile. Il giusto mezzo deve essere seguito in tutti i modi, in ogni tipo di situazione.

Sii comodo, rilassato, non c’è bisogno di torturare te stesso, di creare problemi non necessari. Lascia cadere quella mente fatta di rabbia, violenza, aggressività, e soltanto dopo puoi muoverti verso l’interno – perché solo in uno stato di consapevolezza rilassata, uno comincia ad andare dentro più profondamente. In completo rilassamento, uno raggiunge il nucleo più intimo di se stesso.

 

Non aspettarti satori istantanei

Terza cosa: non chiedere troppo, perché se chiedi troppo diventerai teso, ansioso. In realtà non dovresti chiedere per niente. Aspetta, semplicemente. Metti il seme nel tuo cuore e inizia a lavorare, aspetta la primavera.

Ma la gente comincia a chiedere troppo: vuole satori immediati, samadhi. Vuole il nirvana istantaneo.

Qualche volta è accaduto – degli stupidi sono venuti da me e mi hanno detto: “Abbiamo meditato per sette giorni e non è ancora successo nulla”. Sette giorni? E per settanta milioni di vite hanno fatto di tutto contro la meditazione! E in sette giorni… come se avessero fatto un contratto con dio, o con me. Vengono a lamentarsi: “Non è successo nulla. Sono passati sette giorni e ne mancano solo tre alla fine del campo e ancora non siamo illuminati!”.

Non chiedere troppo, non essere avido. Cerca di essere un po’ più comprensivo. Per ogni cosa ci vuole tempo. Ricorda che non devi preoccuparti del risultato, arriverà sempre secondo i tuoi bisogni e per quello che meriti. Ti accadrà quello che sarai pronto a ricevere. Preparati. Domandare non ti aiuterà. Ricordati semplicemente che ancora non ne sei degno; ripulisci il tuo cuore ancora un po’, concentrati di più, medita di più, diventa più silenzioso, sii rilassato, entra sempre di più in sintonia con il tuo essere interiore. E aspetta. Perché quando il cuore e l’energia sono in armonia, il risultato segue automaticamente.

Se hai piantato i tuoi semi, non hai bisogno di scavare ogni giorno per vedere cosa succede. Altrimenti distruggerai i semi; non accadrà mai niente. Semplicemente aspetti, e per mesi non accade niente. E devi innaffiare e concimare e prenderti cura continuamente – per mesi non accade niente. Poi un giorno improvvisamente, una mattina presto, il miracolo… i semi sono germogliati. Sono spuntate due foglioline, il miracolo è accaduto. Quello che era invisibile è divenuto visibile… ma ci mette sempre il tempo che ci vuole.

 

 

Creare uno spazio per la meditazione

Quarta cosa: se stai preparando un giardino di rose, devi cambiare il terreno. Devi togliere i sassi, le vecchie radici, le erbacce. Devi creare una condizione e uno spazio ideale, protetto. Devi costruire un recinto. Se vorrai coltivare delle rose saranno necessarie tutte queste preparazioni. La meditazione è una rosa, la rosa più bella, la rosa della consapevolezza umana.

Quali sono le condizioni ideali? E qual è il giusto posto?

Devi trovare un posto che dà spazio alla meditazione. Per esempio, se ti siedi sotto a un albero ti aiuterà, invece che all’uscita di un cinema o su una panchina della stazione. Va’ tra la natura, sulle montagne, dove ci sono gli alberi e i fiumi, dove il Tao scorre ancora, vibrante e pulsante. Gli alberi sono in meditazione costante. La loro meditazione è silenziosa, inconsapevole. Non sto dicendo che dovete diventare degli alberi; dovete diventare dei buddha! Ma Buddha ha una cosa in comune con gli alberi: è fresco come un albero, pieno di luce come un albero, celebrativo come un albero, naturalmente con una differenza: egli è consapevole e l’albero è inconsapevole. Ma se ti siedi sotto a un albero circondato da graziosi uccelli che cantano, o un pavone che danza, o semplicemente un fiume e il suono dell’acqua che scorre, o a fianco di una cascata e la sua incredibile musica…

Se è possibile tieni nella tua casa una stanza apposta per la meditazione. Anche solo un piccolo angolo andrà bene, ma che sia esclusivamente per la meditazione. Perché esclusivamente? Perché ogni tipo di azione crea una sua vibrazione. Se mediti solo in quel posto, quel posto diventa meditativo. Ogni giorno che mediti assorbe le vibrazioni che emani quando stai meditando. Il giorno successivo quando vi entrerai, queste vibrazioni ricadranno su di te. Ti aiutano, si scambiano, rispondono.

Un posto sacro non è altro che un posto giusto e adatto alla meditazione. Se sei molto arrabbiato non è il momento giusto per meditare, sarà come mettersi contro corrente. Se ti senti molto avido, non è il momento giusto per meditare, non ti riuscirà facile. Ma ci sono momenti in cui ti apri con facilità alla meditazione: il sole sorge e tu lo hai visto sorgere, e improvvisamente dentro di te tutto è silenzioso e ancora non sei parte del mondo – questo è il momento per meditare. Stai bene, sei in buona salute – non hai ancora litigato con nessuno – questo è il momento per meditare. Sei con la tua donna ed entrambi vi sentite tremendamente felici – sedetevi insieme e meditate. E troverai la più grande gioia della tua vita se riuscirai a meditare con la tua amata, con la tua amica.

Trova le condizioni giuste e son sempre a disposizione. Non esiste una sola persona che non possa trovare la condizione giusta. In ventiquattr’ore troverai molti momenti che possono essere trasformati facilmente in meditazione, perché in questi momenti tu entri gradualmente dentro di te. La notte è piena di stelle: sdraiati per terra e osserva le stelle, sentiti in sintonia e medita.

Quando cerchi di meditare, stacca il telefono, disimpegnati. Metti un cartello sulla porta che per un’ora nessuno deve bussare, perché stai meditando. E quando entri nella tua stanza per la meditazione, togliti le scarpe, perché stai camminando su un terreno sacro. E non solo togliti le scarpe, ma tutto quello di cui ti preoccupi. Consapevolmente lascia ogni cosa insieme alle scarpe. Entra senza alcuna preoccupazione. Ti puoi prendere un’ora su ventiquattro. Lascia ventitre ore per le tue occupazioni, i tuoi desideri, i pensieri, le ambizioni e le proiezioni. Prenditi un’ora da tutto questo e alla fine scoprirai che solo quell’ora è stata un’ora reale nella tua vita; quelle altre ventitré sono state una pura perdita di tempo. Solo quell’ora si può salvare e tutto il resto è andato perduto.

 

La giusta posizione

Quinta cosa: non ti preoccupare troppo di come devono andare le cose, altrimenti diventa una preoccupazione – tipo se ci si deve sedere in una certa posizione. Se riesci a sederti, bene, ma se diventa una preoccupazione inutile, lascia stare. Per esempio, se non riesci a sederti nella posizione del loto – cosa molto difficile per quelle persone che per tutta la vita si sono servite di sedie. È difficile perché la loro muscolatura si è sviluppata in un certo modo, per cui le gambe non si sentono a loro agio. Si addormenteranno o cominceranno a dare fastidio. Attireranno la tua attenzione costantemente, per cui è inutile sforzarsi nella posizione del loto.

La posizione del loto, se riesce facile, va bene. Altrimenti ogni posizione è una posizione del loto. Se non riesci a sederti per terra, se ti riesce difficile, siediti su una sedia. La meditazione non ha paura delle sedie. Può accadere ovunque. Proprio l’altro giorno Renu ha fatto una domanda: “L’illuminazione può accadere su un cavallo al galoppo?”. Può accadere. Può persino accadere su un cavallo al galoppo! Non ti devi preoccupare di questo.

Solo un po’ di attenzione, tutto qua, ma non preoccupartene troppo – che la spina dorsale sia perfettamente eretta, che la tua testa sia allineata con la spina dorsale… non preoccuparti di queste cose di poca importanza. Sono solo delle indicazioni. Comprendile, assorbile e vai per la tua strada. Trova la tua via. La nota di base che va ricordata è: devi essere comodo e rilassato.

 

Stai nel mezzo

Sesta cosa: uno deve essere esattamente nel mezzo. La gente o diventa troppo attiva o troppo inattiva. Se diventa troppo attiva, si crea ansia, una certa eccitazione, fretta, velocità, un’incapacità a riposarsi; se diventa troppo inattiva, si crea sonnolenza, un certo letargo, indolenza. Stai nel mezzo. Questo essere nel mezzo è un criterio da usare sempre. Non mangiare troppo e neanche troppo poco. Non dormire troppo e non dormire meno di quanto hai bisogno. Ricorda sempre di stare nel mezzo. L’eccesso è una cosa proibita. Ogni genere di estremismo va lasciato andare, perché solo nel mezzo può esistere uno stato della mente rilassato. Se uno è in grado di ottenere questo tipo di equilibrio, tra sforzo e non sforzo, tra propositi e non propositi, tra essere e non essere, tra mente e non mente, tra azione e non azione… allora uno si può permettere di fluire con l’energia delle cose. Uno si può lasciare andare.

 

Un senso dell’umorismo

Ricorda, il problema principale di una persona religiosa è quello di non essere troppo seria. Il problema principale per la persona religiosa è di non essere triste, il problema principale per la persona religiosa è di non essere negativa, perché questo accade normalmente – le persone religiose possono diventare molto tristi, molto serie, molto negative. Scordano completamente la primavera, pensano solo a legno secco e a ceneri morte. Hanno perso l’equilibrio.

La persona veramente religiosa è quella che ha il senso dell’umorismo. La persona religiosa è sincera ma mai seria, totalmente devota al suo lavoro, ma mai con quell’atteggiamento da ‘più santa di te’, mai. Mai si sentirà superiore per questo, ma umile. La persona veramente religiosa è quella che sa ballare con il vento e con la pioggia, che riesce a sorridere e a giocare con i bambini, che è in grado di sentirsi a proprio agio in tutte le situazioni della vita. Questa è libertà, questa è libertà dall’ego. È l’ego che rende seri.

Se diventi troppo serio cadrai nel mondo delle tenebre, nel mondo negativo. Ricorda, non devi diventare freddo. Troverai che i tuoi cosiddetti santi sono molto freddi. Hanno male interpretato l’intera faccenda. Diventa distaccato, ma mai freddo, e tra le due cose c’è molta differenza, è un paradosso molto complesso. Secondo me questo ‘distaccato’, paragonato al calore della passione, è fresco, paragonato al freddo della morte è caldo, ma è fresco paragonato al desiderio appassionato della vita. È sia fresco sia caldo. Una persona veramente religiosa è distaccata perché non ha desideri, è calda perché non è triste, non è seria.

  

Non lottare

non psicoanalizzare

Uno dovrebbe rimanere distaccato dal susseguirsi dei pensieri. Arriveranno, ti circonderanno, provenienti da ogni dove. Saranno come nuvole, persino quell’ultimo pezzetto di cielo rimarrà coperto. E quando ci sono troppi pensieri, l’istinto naturale è lottarci, perché da qualche parte hai letto che la meditazione è assenza di pensiero. Ma con la lotta uno non raggiunge mai l’assenza di pensiero. Se lotti sarai sconfitto. La lotta stessa diventa la causa della tua sconfitta. Non puoi lottare con le ombre, altrimenti sarai sconfitto – non perché le ombre siano molto forti, ma perché non esistono. E se lotti contro qualcosa che non esiste, come puoi vincere? Anche se sono ombre, non lottare contro di loro. Se smetti di lottare, ti si apre l’alternativa, quella che ha scelto la psicoanalisi: ti muovi con loro, lasci che vadano dove vogliono andare – libera associazione di pensieri. Un pensiero è legato a un altro e a un altro e a un altro ancora, e la cosa prosegue all’infinito, fino alla nausea. Questo ti sembrerà una sorta di rilassamento. È per questo che con la psicoanalisi le persone si sentono aiutate, salvate. Ma non vengono salvate, non vengono aiutate, è solo che la lotta scompare. Quando lotti, diventi teso. Quando non lotti la tensione scompare – e lo scomparire di questa tensione ti dà l’impressione di essere stato salvato, ti fa sentire bene. Quando lotti con i tuoi pensieri non puoi vincere e quando smetti di lottare e lasci che i pensieri si muovano e cominci a muoverti con loro, ti senti meglio.

Il segreto della psicoanalisi è solo questo. La psicoanalisi non aiuta affatto, ti fa semplicemente sentire meglio, perché ti aiuta a smettere di lottare.

Non c’è bisogno di lottare, non c’è bisogno di lasciare spazio ai pensieri e diventare il loro seguace. Tu rimani l’osservatore, il testimone.

Il padrone va richiamato. Tu devi essere il padrone, non il servo. E che cosa significa essere padrone? Essere un testimone è essere il padrone. Osserva semplicemente questi pensieri, assolutamente calmo e tranquillo, osserva. Lascia che vadano, lascia che scompaiano. Tu prendi semplicemente nota – il pensiero se ne è andato – e presto arriverai al punto in cui si formeranno sempre di meno e poi un giorno lo spazio… tutti i pensieri scompaiono. In questo spazio, la prima esperienza del divino. 1

 

Lascia che la meditazione sia la tua sete

Il novantanove per cento della gente comincia a meditare perché in giro si parla di meditazione A volte diventa una moda. L’America sta attraversando questa fase. Si parla di meditazione, tutti meditano. Se anche tu non lo fai, ti stai perdendo qualcosa.

Se non ne senti il bisogno, se non è salito dal tuo essere, non sei arrivato a quel punto dell’evoluzione in cui la meditazione accade da sola. Ma tutti lo fanno e tutti vanno dal maestro e si siedono in silenzio; qualcuno fa zazen e qualcuno fa la kundalini o la dinamica. Ti stai perdendo qualcosa. Per questo diventi avido; da uno spazio di avidità cominci a sforzarti.

Questo sforzo non è per la meditazione. Questo sforzo è per ottenere qualcosa che tu pensi possa arrivare attraverso la meditazione. Queste fasi vanno e vengono. Questi culti nascono e scompaiono. È come la moda.

Il vero meditatore non è venuto a meditare perché gli altri stanno meditando, ma perché in lui è nato un bisogno profondo, qualcosa bussa al suo cuore, un continuo bussare. Il mondo intero sembra non avere più significato, vuole andare dentro. Vuole sapere chi è. E non perché gli altri lo sanno! Se non ci fosse nessuno a diffondere la meditazione e non fossero disponibili i libri – se tutti i libri fossero stati distrutti e tutti i maestri fossero andati a nascondersi in caverne sull’Himalaia – anche allora ci sarebbero alcune persone che meditano, che imparano a meditare da sole. Sono i veri meditatori. E per loro meditare sarà una cosa semplicissima, proprio come respirare. 2

 

La meditazione è gioco

Non puoi desiderare la meditazione, perché la meditazione accade solo quando non c’è desiderio. Non puoi desiderare la liberazione, il nirvana, perché accade solo in uno stato di non desiderio. Non può essere fatta oggetto di desiderio. Per cui per me e per tutti quelli che sanno, “desiderare” è il mondo. Non che tu desideri cose mondane. Desiderare, il vero fenomeno di desiderare è il mondo.

Puoi giocare, e giocando, quando la meditazione è un gioco, tutto è possibile. E tutto è possibile immediatamente, perché non sei disturbato, non sei impaziente, non sei di fretta, non stai andando da qualche parte, non devi raggiungere nessun posto. Sei qui e ora. Se la meditazione accade, bene. Se non accade, ancora bene. Non c’è niente che non va bene per te, perché non ci sono né desiderio, né aspettative, né futuro.

E ricordati, quando meditazione e non meditazione per te sono simili, ti è accaduta la meditazione. Sei arrivato. Ora la meta è raggiunta, il divino è disceso su di te. Ti apparirà strano che io ti dica di non fare una pratica della meditazione... fanne invece un gioco, un divertimento. Divertiti mentre mediti, senza nessuno scopo.

Ma le nostre menti sono molto serie, mortalmente serie. Anche quando giochiamo, lo facciamo seriamente. Lo facciamo diventare un lavoro, un dovere. Gioca come tra bambini. Gioca con le tecniche di meditazione e allora molto di più potrà accadere. Non prenderle seriamente, prendile come un divertimento. Ma noi rendiamo tutto così serio. Anche se stiamo giocando, siamo seri. E con la religione siamo sempre stati troppo seri. La religione non è mai stata un divertimento, per questo la terra è rimasta irreligiosa. La religione deve diventare un divertimento, una festa, una celebrazione – una celebrazione del momento... divertiti con qualsiasi cosa tu stia facendo. Divertiti così tanto e così profondamente che la mente si ferma. 3

 

La meditazione non è contro la mente

Devi esser grato alla mente. Questo è il primo passo per andare al di là di essa, non come un nemico, ma come un amico. Se mi senti dire continuamente che devi andare al di là della mente, puoi cadere in equivoco. Io ho un grande rispetto per la mente. Le dobbiamo moltissimo, non c’è altro modo per esprimere la nostra gratitudine. Quindi la prima cosa è: la meditazione non va contro la mente, va al di là della mente. E al di là non equivale a contro.

Approfondendo questa amicizia ogni volta che mediti, la mente non ti disturberà, perché la tua meditazione non va contro di essa. In realtà è il suo stesso compimento, è la sua fioritura finale. Andare al di là non è un’attitudine antagonistica, ma un’evoluzione amichevole.

Questa dovrebbe essere la base per tutti i meditatori: non lottare. Se lotti, forse sarai in grado di far tacere la mente per un po’, ma non sarà una vittoria. La mente ritornerà, se ne avrai bisogno. Senza non puoi vivere, senza non puoi esistere in questo mondo.

E se crei un’amicizia con la mente, un ponte d’amore, invece di essere un ostacolo per la meditazione inizia a essere un aiuto. Protegge il tuo silenzio, perché quel silenzio è anche il suo tesoro, non solo il tuo. Diventa il terreno in cui le rose della meditazione sbocceranno e il terreno sarà contento quanto le rose.

Comincia con il corpo, che è la tua parte esterna. Comincia ad amare la mente; se la ami, la decorerai, esattamente come decori il tuo corpo. Lo tieni pulito, lo tieni fresco. Non vuoi che il tuo corpo abbia un odore terribile quando sei con gli altri, vuoi che il tuo corpo venga amato e rispettato dagli altri. La tua presenza non deve essere solo tollerata, ma benvenuta.

Devi decorare la tua mente con poesie, con musica, con arte, con grande letteratura. Il tuo problema è che la mente è piena solo di sciocchezze. Ci girano cose di tale bassezza che non puoi amarle. Non puoi pensare a niente che sia bello. Fai che sia più in armonia con grandi poeti, fai che sia più in armonia con persone come Fëdor Dostoevskij, Lev Tolstoj, Anton Cechov, i picchi più alti che la mente ha raggiunto.

Allora non sarai in conflitto con la mente. Allora gioirai della mente; anche se nel tuo silenzio entrerà la mente, avrà una poesia e una musica tutta sua, e trascendere una mente così fine è molto facile. È un passo amichevole verso picchi più alti: la poesia diventa misticismo, la grande letteratura ti porta a intuizioni profonde sull’esistenza, la musica diventa silenzio.

E non appena queste cose diventano picchi più alti, al di là della mente, scoprirai nuovi mondi, nuovi universi di cui non conosciamo neppure il nome. Possiamo chiamarli beatitudine, estasi, illuminazione, ma nessuna parola riesce veramente a descriverli. Il linguaggio non può ridurli a una spiegazione, una teoria, una filosofia. Sono semplicemente al di là…

Questo è il mio contributo unico per te. Con assoluta umiltà ti voglio dire che sono molto più avanzato persino di Gautama il Buddha, per la semplice ragione che egli ancora sta lottando contro la mente. Io ho amato la mia mente e con l’amore l’ho trascesa. Il mio approccio nei confronti della meditazione è assolutamente nuovo, assolutamente fresco, perché si basa sull’amore, non sul conflitto, non sulla guerra. Solo l’amore è la via. Rendi la tua mente più bella che puoi. Ornala con fiori. Sono davvero molto triste quando vedo che la gente non conosce il Libro di Mirdad, che non ha mai letto le storie assurde di Chuang Tzu, che non si è mai preoccupata di capire le storie totalmente irrazionali dello Zen.

Prima decora la tua mente. Solo al di là di questo giardino profumato della mente, sarai in grado di proseguire armoniosamente, senza conflitti. La mente sarà un aiuto, non un ostacolo. Io non l’ho trovata un ostacolo, per cui posso dire con assoluta autorità: non è un ostacolo. Semplicemente tu non sai come usarla. 4

 

una parte regolare della vita di tutti i giorni

È un lavoro molto delicato. Lungo un periodo di mesi si crea un’energia, ma in pochi giorni può scomparire se non sei arrivato al punto conosciuto come il punto di non ritorno.

È la stessa cosa di quando scaldi l’acqua a novanta gradi: è ancora acqua. Poi a novantacinque gradi… è ancora acqua. A novantacinque gradi è ancora acqua, e se smetti di scaldarla, si raffredderà: il calore verrà disperso. Ma se arriva a cento gradi, fa un salto di qualità: evapora. È arrivata al punto nel quale accade un cambiamento radicale.

Lo stesso accade con la meditazione. Continui ad accumularla: è cumulativa. Continui ad accumulare un’energia sottile nel tuo essere. Arriva sempre più in alto, sempre più in alto: novanta gradi, novantacinque gradi. Se ti fermi a quel punto, svanirà. Verrà dissipata, perché la vita è non-meditativa, e può facilmente distruggerla.

Il mondo intero è non-meditativo. La gente che incontri, con cui lavori e parli, è tutta non-meditativa. Quando sei a livelli alti di energia, la gente, che non è così in alto, ti risucchierà – senza accorgersene. È come nel caso dell’acqua, che tende a scorrere verso il basso. Tutte le energie si spostano verso il basso. Le persone sono come valli. È naturale che la tua energia cominci a fluire verso di loro, visto che il loro livello è più basso del tuo. Quindi la regolarità nel meditare è molto, molto importante. Altrimenti costruisci qualcosa e poi pensi: ‘Adesso ho fatto abbastanza: mi sento benissimo’. Per qualche giorno ti sentirai bene, ma poi l’energia verrà nuovamente persa. Se invece vai avanti con regolarità, a poco a poco il livello di energia cresce, e un giorno accade di colpo che ‘evapori’. Allora la meditazione diventa una cosa naturale. Se la fai o no, non ha importanza. Se non la fai, sei ancora in meditazione. Se dormi… La meditazione diventa tutta la tua vita. Prima che ciò accada è importante la regolarità.5

 

Sorge il silenzio reale

Ci sono due tipi di silenzio: uno è quello che coltivi, l’altro è quello che accade. Il tuo silenzio coltivato non è nient’altro che rumore represso. Puoi sedere in silenzio e se siedi a lungo e continui per mesi e anni, piano piano sarai in grado di reprimere tutti i rumori dentro di te. Ma sarai ancora seduto su un vulcano che può risvegliarsi in ogni momento, con una piccola scusa qualsiasi. Questo non è il vero silenzio, è solo silenzio imposto. Questo è ciò che succede ovunque. Le persone cercano di meditare, di diventare silenziose, si impongono il silenzio. Il silenzio non può essere imposto. Puoi avere uno strato di silenzio attorno a te, ma quello è solo per illudere te stesso e nient’altro. Quello strato non ti aiuterà.

A meno che il silenzio non sorga dal tuo essere, non imposto dall’esterno, ma al contrario, arriva, sgorga dall’interno verso l’esterno, sorge dal centro verso la circonferenza. Questo è un fenomeno totalmente diverso.

Ed è per questo che il mio approccio consiste nel liberare il rumore interiore buttandolo fuori, piuttosto che nel coltivare il silenzio. Le persone sono molto perplesse quando vengono da me per la prima volta. Se sono state con qualche maestro buddhista, allora hanno fatto Vipassana, forzandosi in una certa posizione statica. Perché una posizione statica? Perché quando il corpo viene forzato a rimanere in una posizione, anche la mente è forzata a rimanere in quella posizione.

Il corpo e la mente funzionano insieme. La mente è l’aspetto interiore del corpo, è un fenomeno materiale. Non ha nulla a che fare con l’essere. È materia tanto quanto il corpo, così se fai qualcosa col corpo, lo stesso accade automaticamente alla mente. Perciò attraverso i secoli le persone sono state educate ad assumere una posizione – siedi in posizione del loto, forza il tuo corpo a essere come una statua, una statua di marmo. Se il tuo corpo è realmente immobile, forzato, vedrai la tua mente cadere in un tipo di silenzio che è falso, che non è reale. È stata solo forzata a essere silenziosa dalla posizione del corpo.

Prova: semplicemente atteggiati come chi è arrabbiato usando i pugni, la faccia, i denti; entra in questa posa di rabbia e sarai sorpreso, comincerai a sentire rabbia. Questo è ciò che fa l’attore: porta il corpo in posizione e lo segue, la mente si adegua.

Il silenzio reale deve essere un silenzio che arriva da solo. Il mio suggerimento è di non forzare il corpo. Invece danza, canta, muoviti, corri, fai del footing, nuota. Lascia che il corpo faccia ogni tipo di movimento, così che anche la tua mente possa farli e, attraverso tutti questi tipi di movimenti interiori, la mente comincerà a purificarsi, a liberare i suoi veleni.

Comincia con la catarsi, così da svuotarti di tutta la spazzatura che hai accumulato fin dall’infanzia. Eri arrabbiato, ma non potervi esserlo, perché tua madre si sarebbe irritata se tu ti arrabbiavi – così ti sei represso. Eri arrabbiato, volevi urlare, ma non potevi, anzi, al contrario, sorridevi. Tutto quello che si è accumulato in te deve essere buttato fuori. E poi aspetta… e un silenzio inizia a scendere in te. Quel silenzio racchiude una sua bellezza. È totalmente diverso, la sua qualità è diversa, la sua profondità è diversa. Non stai lottando, ti stai lasciando andare, ma nulla affiora. Questo è stupendo – quando non sorgono i pensieri, quando i pensieri spariscono da soli.

Allora sei totalmente in silenzio e questo silenzio è positivo. Il silenzio forzato è negativo.

Questo è uno dei grossi cambiamenti che io sto provando a creare qui con voi. Tutti i vecchi metodi consistono fondamentalmente nell’imporre qualcosa. Il mio approccio è: mai forzare qualcosa, piuttosto butta fuori tutta la spazzatura che ti sei portato dietro. Diventa sempre più vuoto, diventa più vasto. Crea un po’ più di spazio in te e in quello spazio arriva il silenzio.

E in tali momenti dovresti rimanere rilassato. Dimentica tutte le posizioni. Dimentica tutto quello che hai cercato di fare; non cercare di fare qualcosa. Sii in uno stato di non fare. Semplicemente rilassati, rilassati totalmente, non fare nulla, perché più sei rilassato, più il silenzio può penetrare nel tuo essere – aperto, vulnerabile, rilassato. Quando scende il silenzio, allora improvvisamente tutta la confusione si dissolve – e senza lasciare traccia! Non lascia nemmeno un’impronta dietro di sé. Non riesci a credere che tutto quel rumore… dove è andato? Non riesci a credere che sia mai esistito. Non riesci a credere che ancora esista negli altri.1

 

L’illuminazione arriva quando arriva

L’illuminazione accade quando accade: non puoi ordinarla, non puoi farla accadere. Eppure, puoi fare molto perché accada, ma qualunque cosa farai non ne sarà la causa. Qualunque cosa tu faccia, non ti porterà all’illuminazione, ma ti preparerà a riceverla. Arriva quando arriva. Qualunque cosa fai, ti prepara semplicemente a riceverla, a vederla quando arriva, a riconoscerla. Tu non puoi provocarla, è al di là di te. Se tu potessi provocarla, sarebbe inferiore rispetto a te. Se tu potessi provocarla, allora di nuovo non sarebbe nient’altro che una decorazione per il tuo ego. Non puoi provocarla. Non puoi fare nulla perché accada. Tu devi dissolverti affinché possa accadere.

Puoi studiare tutte le scritture del mondo – diventerai molto colto, molto bene informato, ma rimarrai non illuminato. In effetti diventerai meno illuminato di prima, perché più hai conoscenze, più alimenti l’ego; più pratichi tecniche ascetiche, più il tuo ego viene fortificato: “Io sto facendo questo e io sto facendo quello, ho fatto così tanto – tanti digiuni, tanti voti”. Più fai e più senti che ora sei degno e puoi rivendicare l’illuminazione.

L’illuminazione non è qualcosa che si trova cercando; arriva quando tutte le ricerche si dimostrano inutili. E ricorda, io non sto dicendo di non cercare, perché finché non cerchi non scoprirai mai che la ricerca è inutile. E non sto dicendo di non meditare: se non mediti non capirai mai che c’è una meditazione che non puoi fare, ma che arriva a te. Le tue meditazioni ti ripuliranno semplicemente gli occhi, ti renderanno più percettivo. Il tuo cuore diventerà più attento, consapevole, amorevole, sensibile. Il tuo essere comincerà a vedere cose che non avevi visto prima. Comincerai a esplorare nuovi spazi dentro il tuo essere. Qualcosa di nuovo succederà ogni giorno, ogni momento. Le tue meditazioni sono come un bagno: ti ripuliscono, ma questa freschezza non è l’illuminazione. Ti prepara soltanto la via. Non raggiungerai mai l’illuminazione, è sempre il contrario: l’illuminazione raggiungerà te. 1

 

Brani di Osho tratti da:

1 The Secret of Secrets

2 The First Principle

3 Vigyan Bhairava Tantra

4 The Great Pilgrimage from Here to Here

5 The Passion for the Impossible

 

~ § ~


 

Passo passo sulla via della meditazione ci si trova in un paesaggio che cambia, a volte in modo impercettibile, altre in modo drammatico. È importante sapere quindi che certe cose sono normali, anzi sono la conferma che siamo sulla strada giusta.

 Un’esperienza di conferma indica che ti stai avvicinando a casa. Uno deve capire le esperienze di conferma, deve esserne consapevole, perché danno coraggio, speranza. Danno vitalità. Cominci a sentire che non stai cercando invano, che il mattino è vicinissimo. Forse è ancora notte ed è buio, ma la prima esperienza di conferma è trapelata. Le stelle stanno scomparendo, il cielo a est si è colorato di rosso, il sole non è ancora sorto, è quasi l’alba, è chiaro che il sole non è lontano. Se il cielo a est è diventato rosso, allora presto, nel giro di qualche minuto, il sole si alzerà all’orizzonte. Gli uccelli hanno cominciato a cantare, a celebrare il mattino che arriva. Gli alberi sembrano vivi, il sonno scompare, la gente si sta svegliando. Queste sono esperienze che confermano.

Sul cammino spirituale, allo stesso modo, esistono esperienze che sono molto convalidanti. È come se stessi camminando in direzione di un bellissimo giardino che non puoi vedere, ma man mano che ti avvicini, puoi sentire l’aria farsi sempre più fragrante. Più ti allontani, più la fragranza scompare. Più ti avvicini, più fresca si fa l’aria. Più ti avvicini, più l’aria non è solo fresca, ma anche profumata, con il profumo di mille fiori. Più ti allontani, più il profumo scompare. Più ti avvicini, più puoi sentire il canto degli uccelli tra gli alberi. Non puoi vedere gli alberi, ma il canto degli uccelli… un richiamo lontano del cuculo… forse c’è un albero di mango… ti stai avvicinando. Queste sono esperienze che confermano. Ed è esattamente quello che accade quando ti avvicini al giardino interiore, alla fonte della vita interiore, del silenzio, della gioia, della beatitudine. Quando cominci a muoverti verso il centro, alcune cose cominciano a scomparire e altre ad apparire.

E ricorda, quando cominciano ad apparire esperienze di conferma, non sentirti soddisfatto troppo presto.

Sei lì seduto, senti l’aria fresca e pensi di essere arrivato.

La brezza profumata è bellissima, è una beatitudine, ma devi andare ancora lontano. Non accontentarti di piccole cose.

Rallegrati perché hanno cominciato ad apparire, considerale come delle pietre miliari, ma non come delle mete. Apprezzale. Ringrazia dio, sentiti grato, ma continua a muoverti nella stessa direzione da dove provengono le esperienze di conferma.

Mantienile nel profondo del tuo cuore: non accontentarti di piccole cose. Molte cose accadono sulla via, molte cose miracolose accadono sulla via, ma non sentirti definitivamente soddisfatto con niente.

Ricorda che devi diventare una consapevolezza, un bodhisattva – nulla di meno può soddisfarti.

 

Il mondo intero diventa una valle

Coloro che si muovono, e tutti voi vi state muovendo verso la meditazione, incontreranno questi spazi strani, ma meravigliosi. Il primo segno che la meditazione ha cominciato a cristallizzarsi in te è… l’intera esistenza diventa una valle e tu sei su una vetta. Cominci a crescere verso l’alto. L’intero mondo diventa una valle, in lontananza, laggiù in fondo, e tu sei seduto su una cima illuminata dal sole. La meditazione ti porta verso l’alto, non fisicamente, ma spiritualmente. E il fenomeno è molto chiaro quando accade. Questi saranno dei segni.

Quando ti muovi dentro di te in meditazione, improvvisamente vedrai crescere un’incredibile distanza tra te e i rumori intorno a te. Magari sei seduto in mezzo alla folla… improvvisamene vedi che tra te e i rumori sta nascendo uno spazio. Solo un attimo prima questi rumori erano quasi inseparabili da te, tu eri quei rumori; ora te ne stai allontanando. Fisicamente sei lì, come lo eri prima. Non c’è bisogno di andare sulle montagne. Questo è il modo per trovare la vera montagna dentro di te. Questo è il modo per trovare l’Himalaya dentro di te.

Cominci a entrare in un profondo silenzio, e tutto a un tratto i rumori che erano così vicini a te – e che gran frastuono – cominciano ad allontanarsi. Da fuori tutto è come prima, nulla è cambiato. Tu sei seduto nello stesso posto di quando hai cominciato a meditare. Ma come la meditazione si approfondisce, sentirai questo: sentirai nascere una distanza tra te e le cose fuori di te.

 

Ogni nota diventa cristallina

In secondo luogo, tutto quello che viene detto dall’esterno ti sarà chiaro, anzi più chiaro di prima. Questa è la magia della meditazione. Non diventi inconscio, perché anche in uno stato di inconsapevolezza senti i rumori che spariscono. Per esempio, se ti viene dato del cloroformio, noterai lo stesso fenomeno: i rumori cominciano a farsi lontani, lontani, lontani… fino a che non ci sono più, ma tu sei diventato incosciente. Non puoi sentire più nulla.

La stessa cosa accade in meditazione, ma con una differenza: il rumore comincia ad allontanarsi da te, ma ogni rumore diventa distintamente chiaro, più chiaro di prima, perché ora in te è sorta l’osservazione. Prima anche tu eri un rumore tra tutti i rumori, ti eri perso tra i rumori. Ora sei un testimone, un osservatore, e poiché sei così silenzioso, puoi vedere ogni cosa distintamente, chiaramente. Anche se i rumori sono lontani, sono più chiari che mai. Ogni singola nota ha un cuore.

 

Senti il mondo come un’eco

La terza cosa: non li senti direttamente, ma indirettamente, come se fossero un’eco di suoni reali, non i suoni stessi. Diventano più irreali, mancano di sostanza. Diventano meno materiali, il loro senso scompare. Non sono più pesanti, sono leggeri. Puoi vedere la loro assenza di peso, sono come echi. L’intera esistenza diventa un’eco.

È per questo che i mistici induisti chiamano il mondo maya, illusione. Illusione non vuol dire irreale, vuole dire semplicemente simile a un’ombra, a un’eco. Non vuol dire non esistenziale, vuole dire solo simile al sogno. Come un’ombra, come un’eco, come un sogno – questa sarà la sensazione. Non puoi sentire che queste cose sono reali. L’intera esistenza diventa un sogno, molto chiaro, distinto, perché tu sei sveglio. È molto simile al sogno perché tu sei sveglio. Prima eri perso nel sogno, non eri sveglio e pensavi che questa fosse la realtà. Eri identificato con la tua mente. Ora non sei più identificato con la mente, in te è nata un’entità separata: l’osservazione, sakshi.

 

Sentirai tutto tranne te stesso

La quarta cosa – percepirai l’intera esistenza intorno a te: la gente che parla, che cammina, i bambini che ridono, qualcuno che piange, il richiamo di un uccello, una macchina che passa, un aereo, un treno. Sarai in grado di sentire tutto. Solamente una cosa non riuscirai a sentire: te stesso. Sei completamente scomparso. Sei un vuoto. Semplicemente non ci sei. Non puoi sentirti come un’entità. Tutti i rumori sono lì, solo il tuo rumore interiore è svanito. Normalmente ci sono più rumori dentro di te che fuori di te. Il vero caos è interiore, la vera confusione è interiore. E quando la confusione interiore e quella esteriore si incontrano, si crea l’inferno.

La confusione esteriore continuerà, perché non sei tu a produrla e non puoi distruggerla, però puoi distruggere molto facilmente la confusione interiore. Rientra nelle tue capacità. Una volta che la confusione interiore non c’è più, quella esteriore diventa irreale, perde la sua concretezza, diventa illusoria. Non puoi trovare la tua vecchia voce, in te non nasce più un pensiero, né un suono.

Sei diventato vuoto, e tutto il resto è scomparso giù nella valle. Ne puoi sentire solo l’eco. E quando senti l’eco, certamente non ne vieni toccato.

È così che uno cresce piano piano in meditazione. Tutto diventa irreale. Uno può vedere ogni cosa.

 

Nasce una grande luce

A meno che non diventi vuoto, rimarrai nel buio, rimarrai il buio. Quando sei completamente vuoto, quando dentro di te non c’è nessuno, allora arriva la luce. La presenza dell’ego crea il buio. Buio ed ego sono sinonimi. Assenza di ego e luce sono sinonimi.

Tutti i metodi di meditazione, qualsiasi sia la loro direzione, alla fine convergono in questo spazio vuoto del tuo essere interiore. Rimane solo questo spazio di silenzio, e in questo spazio vedrai sorgere una grande luce, senza alcuna fonte. Non è come la luce che vedi quando sorge il sole, perché la luce che nasce col sole non può essere eterna, di notte scompare di nuovo. Non è come la luce che ha bisogno di energia, perché quando questa è esaurita, la luce scompare.

Questa luce ha una qualità molto misteriosa. Non ha una fonte, una causa. Non è causata, per cui ogni volta che appare, rimane, non scompare mai. In realtà è già lì. Solo che tu non sei abbastanza vuoto per vederla.

E quando questa luce comincia a crescere in te, queste saranno le esperienze. Quando ti siedi in silenzio e tutto si acquieta, quando ti fermi, senza movimenti interiori ed esteriori… improvvisamente vedrai la luce scaturire dai tuoi occhi. Questa è un’esperienza di cui la scienza non è consapevole. La scienza crede che la luce entra solo attraverso gli occhi, non viceversa. La luce arriva dall’esterno, entra negli occhi, entra dentro di te. Questa è solo una metà della storia. L’altra metà è conosciuta solo dai mistici e dai meditatori. Questa è solo una parte: la luce che entra dentro di te. Esiste un’altra parte: la luce che scaturisce dai tuoi occhi. E quando la luce comincia a scaturire dai tuoi occhi, la luce degli occhi comincia a risplendere, così che tutto quello che hai davanti diventa luminoso.

L’intera esistenza si illumina. Cominci a vedere che gli alberi sono più verdi che mai, e il loro verde ha una qualità luminosa. Quando vedi delle rose, le rose sono più rosa che mai. Le stesse rose, gli stessi alberi, ma qualcosa in te si riversa in loro, rivelandoli più chiaramente che mai. Le piccole cose sono di una tale bellezza… per un buddha anche i sassi colorati sono più belli del Kohinoor della regina Elisabetta. Per la regina Elisabetta, perfino il Kohinoor – il più grosso diamante del mondo – non è bello quanto un normale sasso per un buddha. Perché? Perché gli occhi di un buddha traboccano di luce e in quella luce i sassi ordinari diventano Kohinoor. Persone ordinarie diventano dei buddha. Per un buddha ogni cosa è divina. Per questo Gautama Buddha disse: “Il giorno in cui mi sono illuminato, l’intera esistenza si è illuminata. Gli alberi e le montagne, i fiumi e le rocce – tutto si è illuminato”. L’intera esistenza ha raggiunto una completezza più alta.

Dipende da te: quanto puoi mettere nell’esistenza, quel tanto riceverai. Se non metti nulla, non ne ricaverai nulla. Prima di ricevere, dovrai mettere. Per questo le persone creative conoscono di più la bellezza, l’amore, la gioia che le persone non creative – perché le persone creative danno qualcosa all’esistenza. L’esistenza risponde… e risponde generosamente.

I tuoi occhi sono vuoti, non danno nulla, prendono, sono degli accumulatori, non condividono. Per cui ogni volta che entrerai in contatto con degli occhi che possono condividere, troverai una qualità completamente diversa, una bellezza, un silenzio, una forza, un potenziale incredibili. Se sei in grado di vedere questi occhi che riversano la loro luce dentro di te, il tuo cuore ne sarà profondamente toccato.

Vedrai! I tuoi occhi diventeranno una fiamma. E con gli occhi divenuti una fiamma, l’intera esistenza prende un nuovo colore, una nuova profondità, una nuova dimensione, come se le cose non fossero più tridimensionali, ma quadrimensionali. Si è aggiunta una nuova dimensione: la dimensione della luminosità.

È come se il sole illuminasse una nuvola e la nuvola prendesse fuoco. Tu sei nella nuvola e la nuvola è semplicemente il fuoco che riflette il sole, una stella che vive in questa nuvola di luce. Ci dorme, ci cammina, ci si riposa. Questa nuvola è sempre presente. Questa nuvola viene chiamata aura. Coloro che hanno occhi per vedere, vedranno una luce attorno alle teste e ai corpi dei santi, una sottile aura che li circonda.

 

Non puoi trovare il tuo corpo

In questo momento, quando sei pieno di luce e i tuoi occhi sono in fiamme e l’intera esistenza è infiammata da una nuova vita, se apri gli occhi e cerchi di trovare il tuo corpo, non lo troverai. In questi momenti la materia scompare.

Una volta che sei in grado di vedere lo spirito, sarai in grado di vedere che la materia è scomparsa. Non puoi vederli entrambi.

Questi segni vanno capiti, perché ti accadranno e comprenderli ti aiuterà. Altrimenti un giorno apri gli occhi, non trovi il tuo corpo, e magari impazzisci. Certamente sentirai che qualcosa non va: o sei morto o sei pazzo. Che cosa è successo al corpo? Ma se capisci questi sutra, al momento giusto te ne ricorderai.

È per questo che io commento così tante scritture: per renderti consapevole di tutto ciò che è possibile, in modo che quando accadrà non ti spaventerai – lo sai, lo capisci, hai già una mappa. Puoi capire dove sei e puoi tranquillizzarti in quella comprensione.

 

Sentirsi galleggiare

Questo accade molto presto, comincia ad accadere ai primi stadi. Seduto in silenzio, improvvisamente senti che sei più alto rispetto al suolo, forse qualche centimetro più in alto. Con grande sorpresa apri gli occhi e ti ritrovi seduto a terra, per cui pensi di aver sognato.

No, non hai sognato, il tuo corpo fisico è rimasto a terra. Ma tu hai anche un altro corpo, il corpo di luce nascosto dentro il primo – chiamalo corpo astrale, corpo sottile, corpo di energia, tutti i nomi che vuoi – questo corpo comincia a salire. E dentro di te puoi sentire solamente quel corpo, perché la tua interiorità è quel corpo.

Quando apri gli occhi, il tuo corpo materiale è seduto per terra, esattamente come era seduto prima.

Non pensare affatto di avere avuto allucinazioni. È un fatto reale: hai cominciato a galleggiare un po’ – ma con il secondo corpo.

Questi segni di conferma devono essere capiti, ma non esibiti. Non parlarne con nessuno, altrimenti l’ego ritornerà e comincerà a rovinare queste esperienze. E una volta arrivato l’ego, le esperienze svaniranno.

Non parlarne mai. Se accadono, limitati a comprenderle, prendine nota e dimenticale.

E anche questo va ricordato: a te potrebbero non accadere o accadere in ordine diverso, in modi diversi. Esistono mille possibilità, perché le persone sono molto diverse.

Per qualcuno queste esperienze non accadranno come le abbiamo descritte.

A qualcuno, per esempio, non accadrà di levitare. Potrebbe accadergli di sentirsi espandere, come se la sua presenza riempisse tutta la stanza. Continuerà a crescere, a diventare sempre più grande, l’intera casa è dentro di lui. Un’esperienza molto buffa. Uno vorrà aprire gli occhi e vedere cosa sta succedendo. “Sto impazzendo?”. È possibile che per un momento uno senta: “L’intera esistenza è dentro di me. Io non sono fuori. Non è fuori di me, è dentro di me. E le stelle si muovono dentro di me”.

Oppure a qualcuno può accadere di sentirsi rimpicciolire, diventare una molecola, quasi invisibile, poi un atomo, e poi scomparire. Le persone hanno disposizioni diverse, talenti diversi, potenziali diversi. Quindi a ciascuno accadranno cose diverse.

Questo è solo per indicare che cose simili accadono – non pensare che stai impazzendo o che c’è qualcosa di strano.

Queste esperienze non fanno paura, ma la tua interpretazione le può rendere paurose.

 

Felice senza alcuna ragione

Un segno di conferma importante è quando, senza alcuna ragione, ti senti improvvisamente pieno di gioia. Normalmente ti senti felice solo se ne hai un motivo. Hai incontrato una donna bellissima e sei felice, o finalmente hai ricevuto il denaro che volevi da tanto tempo e sei felice, o hai comperato una casa con giardino e ora sei felice – ma queste gioie non durano a lungo. Sono momentanee, non possono rimanere costantemente e senza interruzioni.

Se la tua gioia è stata causata da qualcosa, allora scomparirà, sarà una cosa momentanea. Presto ti lascerà in profonda tristezza. Ma esiste un tipo di gioia diversa che è una conferma: improvvisamente sei pieno di gioia senza alcuna ragione. Non riesci a stabilire perché.

Io non posso spiegare perché sono felice. Non c’è ragione. È così e basta. Ora questa gioia non può essere turbata. Ora qualsiasi cosa accada, continuerà. Esiste giorno e notte. Che tu sia giovane, che tu sia vecchio, che tu sia vivo, che tu stia morendo – è sempre lì.

Quando avrai trovato una gioia che rimane, che persiste anche se le circostanze cambiano, allora con certezza ti stai avvicinando alla buddhità.

Questo è un segno di conferma. Se la felicità va e viene, non ha un grande valore, è un fenomeno mondano.

Quando la gioia dura, è costantemente presente – come se tu fossi intossicato, senza alcuna droga ti senti ebbro. Come se avessi appena fatto un bagno, fresco come la rugiada, fresco come le nuove foglie di primavera, come i petali di un fiore di loto nello stagno, come se ti fossi appena lavato – quando vivi costantemente in quella freschezza che rimane e rimane e niente la disturba, sappi che ti stai avvicinando a casa.

 

Senza reazioni, senza paura

Come il tuo silenzio e la tua gioia si fanno più profondi, cominci a sentire che per te la morte non esiste.

Nella morte muore solo il carattere, muore la personalità. L’essenza non muore mai. Quando sai che in te qualcosa persiste, qualcosa che non cambia mai – la gioia che continua noncurante delle condizioni – allora per la prima volta saprai che qualcosa in te è immortale, qualcosa in te è eterno. E quel momento è un momento di forza, di vigore, di assenza di paura. Allora uno non ha paura, il tremito scompare. Per la prima volta guardi la realtà senza paura.

Ora niente ti oscura, niente può opprimerti e distorcere la tua chiarezza. La tua visione rimane intatta. Qualcuno ti insulta, ma non diventa una nuvola oscura. Qualcuno è arrabbiato con te, puoi vedere attraverso: senti davvero compassione per la persona arrabbiata, perché sta bruciando senza ragione. Tu la ricopri della tua beatitudine, della tua pace, del tuo amore. È uno stupido, ha bisogno di compassione.

 


tratto da: Osho, The Secret of Secrets, vol.2